Wednesday, 27 January 2010

Le notti del Brividivendolo

A volte la luce non è necessaria. Si può rimanere benissimo con gli occhi chiusi, anzi è meglio.
Aver imparato tutto quando a luce accesa fa comodo, ma se ne può fare a meno. Ed è bello.

A volte è necessario che sia buio. È in pancia che lo senti. Dicono che queste volte qui l’oscurità è solo una sensazione esterna: ci sono i tavoli, ci sono le sedie, ci sono le tazzine, cucchiaini e zucchero. C’è il palco e c’è il camino, spento: emana ancora calore. Ci sono tutte le piastrelle del pavimento. C’è il bancone, c’è la porta. La magia è che queste cose, oltre che esserci, si fanno sentire.

Non c’è cosa peggiore che una lampadina accesa improvvisamente, in questi casi, e qui questo non può accadere.

Seduto al tavolo, immerso nell’ombra, Folenaire scrive. Come sempre la finestra alla sua destra, buio dentro e buio fuori. Ci sono le candele, spente – sono belle: una è marrone e l’altra magenta. Profumano. Le loro piccole fiamme giocano con le ombre e non è necessaria la luce perché sia visibile.

È tornato il Rubazucchero questa volta. È seduto ad un altro tavolo, il suo. Ha una tazza di tè fra le mani, le riscalda. Ha una bustina di zucchero in tasca, l’ha scelta fra le tante: l’ha sentita, la sua, e l’ha presa. Era la quarta che ha toccato col medio, l’ha sfilata e se l’è intascata. Il Rubazucchero non ha mai avuto bisogno di accenderele candele per giocare con la cera e guarda attraverso la finestra fissando il davanzale.

Stanno parlando i due, li sentite? Fate silenzio, e se prestate attenzione li sentirete.

Il pianoforte sta suonando ma nessuno è seduto allo sgabello, il palco vibra e la cenere balla sia nel camino che nel posacenere poggiato sul tavolinetto proprio davanti al fuoco, spento, fra le due sedie a dondolo.

Queste sono le notti del Brividivendolo, le sue preferite. Se ci fate caso potreste sentirlo sulla terrazza della Bottega. Gioca con la Luna.

Tuesday, 23 September 2008

Promesse per aria

Non lo dico a nessuno, è un segreto.

E’ vero, non lo dico a nessuno. Anche perché non ricordo più qual’è il segreto. Ho dimenticato… qual’era il segreto? So che era notte, e c’era la luce del mondo che entrava dalla finestra, come sempre. Non dormo se non c’è la luce dell’universo che mi illumina. Al Ciccillo c’è sempre almeno una finestra aperta e ogni notte di luna piena la luna posa i suoi raggi sul davanzale, così la gatta può salire sul raggio, lo percorre tutto fino ad arrivare non si sa dove. Nessuno mai la vede arrivare fino in fondo. Probabilmente non fa in tempo ad arrivarci e a metà strada cade nel mare. Lei sa cadere. Probabilmente cade sulla barca del Pescatore, lui che di notte è in mare a cercar pesci.
(more…)