C’erano un tedesco, una francese, un’algerina e un’inglese.
Non è una barzelletta.
Il Ciccillo Café ogni tanto si trasforma. Lo spaziotempo non segue le regole “comuni”. Il tempo fa salti, corre veloce in avanti, per poi tornare indietro. Ci troviamo da una parte e nel frattempo anche da un’altra.
Siamo sempre al Ciccillo Café che questa sera si trasforma in un pub irlandese. Simil. Rimane sempre il Ciccillo Café, c’è sempre Ciccillo, c’è sempre Folenaire… e sono lì, ma nessuno li vede. C’è gente, tanta gente. Non possono vederli, mentre i nostri vedono loro.
C’è un tavolo con un po’ di erasmus, nordici, probabilmente tedeschi. Se la ridono, tutto il tempo. Chissà di cosa parlano. Ridono. Forse non si conoscono neanche ma vengono tutti da quelle parti lì. Donne e uomini, coppie che vanno e vengono. Non si guardano. Nessuno si guarda. Parlano. Ridono. Ma non si guardano.
E poi c’è un tavolo con un gruppo di amici. Gente che viene un po’ da tutte le parti, tutti qui. Si parla di un po’ di tutto, da Foscolo e Manzoni al pisellino di Napoleone, fino ai Gem Boy passando per i tortellini e per Roma e i ragazzi romani. La ragazza di uno di loro magari. Romana. Una di quelle storie che ti fanno sorridere. Da sempre, anni. Un ragazzo di qui e una ragazza di lì, si vedono appena possono, felici. E tante storie incrociate: chi è nato a Bologna, chi a Genova, chi a Matera chi a Molfetta, Grosseto, Cattolica e per il resto d’Europa.
E c’erano un tedesco, una francese, un’algerina e un’inglese. E se la ridevano. Cantavano, giravano in bici come giocolieri per le strade notturne di una città dai mille volti. Scattavano fotografie. Loro si guardavano di tanto in tanto. Volevano bere un po’ ma sembrava avessero già bevuto. Una bicicletta, una macchina fotografica e tante risate.
E dietro di loro c’erano due tizi su un motorino, una frenata e uno scontro tete à tete, casco a casco. E altre mille risate.
E c’era chi aveva finito ed era già in vacanza. E chi è ancora a zero, fra mille domande a cui dare spiegazione. Cosa stai facendo, cosa non fai, cosa dai, c’eri all’esame?
E c’era il neo a cuore e la maglia rossa nuova, il rosso attira l’attenzione; c’era una ragazzina curiosa e un argentino, anche se l’argentino non c’era. C’era ma non c’era. E c’era un cuore di carta, accanto ad altre spiegazioni.
E c’era l’immancabile dolce, nutella, mascarpone, fragole.
E c’era un ragazzo cullato dal vento, dai suoi pensieri e da un sorriso lontano. Tanto vicino quanto lontano. E quel sogno rivisto, lui di qui, lei di lì, lui qui, lei lì… accarezzato, assaggiato, gustato, amato. Rivisto funzionare.
C’era quella città dai mille volti e quel sogno dall’unico sorriso.
C’erano un tedesco, una francese, un’algerina e un’inglese, c’erano tanti italiani, c’era un sognatore e c’era un sorriso.