Monday, 5 October 2009

La Porta Arrugginita dell’Inferno

Quella volta Dante rimase fuori della porta dell’inferno.
Non per molto.

Enorme e purpurea quella porta gli si presentò persino spalancata. Ma Dante attese. Al di sopra della porta, poggiate su dei rampicanti che la contornavano c’erano due aquile. Lo fissavano e minacciose camminavano avanti e indietro. Dante doveva oltrepassare la porta ma decise di aspettare Virgilio.

Ironia della sorte nel frattempo gli si presentò un ometto proveniente da Firenze. Vi chiederete se Dante lo conoscesse, quanti abitanti volete che avesse Firenze all’epoca? Eppure no, non lo conosceva: il nostro Dante non è fiorentino.

Erano in due a dover oltrepassare quella porta allora: uno in attesa di Virgilio e l’altro in attesa di quel che aspettava il primo.

Raccontata così è un po’ ilare la nostra storia, ma così non è.

Oltre la porta c’era un giardino oscuro e misterioso, c’era un aeroporto, un oceano e un nuovo continente da scoprire. E poi c’erano tanti gabbiani e lucertole e vermicelli striscianti e rotolanti. E tanti occhi vispi e curiosi.

curiosità

Le piante, le pareti e il soffitto e le stelle e la luce e il buio e le sedie e il pavimento di quel posto erano impregnati di curiosità.

Friday, 14 March 2008

La Nuova Città

E’ sempre stata qui, ma non l’ho mai scoperta
così.

Indie.

Piccolo posto, rosso. Somiglia a questo.
Un Palco. Somiglia a questo.
Musica.

Manca Ciccillo, mancano le finestre, mancano i thè. Manca tutto.

Seduto per terra, spalle al muro. Tante facce, tanti nasi, tanti occhi.

Nessuna pozzanghera. Alcuno scivolo. Niente vortici.

Notte fonda, la nuova città.

E’ così che sarà un giorno. Il Ciccillo Café. Preparatevi: si comincia alle 21, signori. Musica!

(more…)

Friday, 1 February 2008

C’erano un tedesco, una francese, un’algerina e un’inglese

C’erano un tedesco, una francese, un’algerina e un’inglese.
Non è una barzelletta.

Il Ciccillo Café ogni tanto si trasforma. Lo spaziotempo non segue le regole “comuni”. Il tempo fa salti, corre veloce in avanti, per poi tornare indietro. Ci troviamo da una parte e nel frattempo anche da un’altra.

Siamo sempre al Ciccillo Café che questa sera si trasforma in un pub irlandese. Simil. Rimane sempre il Ciccillo Café, c’è sempre Ciccillo, c’è sempre Folenaire… e sono lì, ma nessuno li vede. C’è gente, tanta gente. Non possono vederli, mentre i nostri vedono loro.

C’è un tavolo con un po’ di erasmus, nordici, probabilmente tedeschi. Se la ridono, tutto il tempo. Chissà di cosa parlano. Ridono. Forse non si conoscono neanche ma vengono tutti da quelle parti lì. Donne e uomini, coppie che vanno e vengono. Non si guardano. Nessuno si guarda. Parlano. Ridono. Ma non si guardano.

E poi c’è un tavolo con un gruppo di amici. Gente che viene un po’ da tutte le parti, tutti qui. Si parla di un po’ di tutto, da Foscolo e Manzoni al pisellino di Napoleone, fino ai Gem Boy passando per i tortellini e per Roma e i ragazzi romani. La ragazza di uno di loro magari. Romana. Una di quelle storie che ti fanno sorridere. Da sempre, anni. Un ragazzo di qui e una ragazza di lì, si vedono appena possono, felici. E tante storie incrociate: chi è nato a Bologna, chi a Genova, chi a Matera chi a Molfetta, Grosseto, Cattolica e per il resto d’Europa.

E c’erano un tedesco, una francese, un’algerina e un’inglese. E se la ridevano. Cantavano, giravano in bici come giocolieri per le strade notturne di una città dai mille volti. Scattavano fotografie. Loro si guardavano di tanto in tanto. Volevano bere un po’ ma sembrava avessero già bevuto. Una bicicletta, una macchina fotografica e tante risate.
E dietro di loro c’erano due tizi su un motorino, una frenata e uno scontro tete à tete, casco a casco. E altre mille risate.

E c’era chi aveva finito ed era già in vacanza. E chi è ancora a zero, fra mille domande a cui dare spiegazione. Cosa stai facendo, cosa non fai, cosa dai, c’eri all’esame?

E c’era il neo a cuore e la maglia rossa nuova, il rosso attira l’attenzione; c’era una ragazzina curiosa e un argentino, anche se l’argentino non c’era. C’era ma non c’era. E c’era un cuore di carta, accanto ad altre spiegazioni.

E c’era l’immancabile dolce, nutella, mascarpone, fragole.

E c’era un ragazzo cullato dal vento, dai suoi pensieri e da un sorriso lontano. Tanto vicino quanto lontano. E quel sogno rivisto, lui di qui, lei di lì, lui qui, lei lì… accarezzato, assaggiato, gustato, amato. Rivisto funzionare.

C’era quella città dai mille volti e quel sogno dall’unico sorriso.

C’erano un tedesco, una francese, un’algerina e un’inglese, c’erano tanti italiani, c’era un sognatore e c’era un sorriso.