Tuesday, 26 February 2008

One Man Band

Molto contento Folenaire, dopo aver aggiunto un ulteriore tassello alla sua ricerca, festeggia con un ottimo thè orientale.

Era sorridente. Appena sorridente. Contento.
Sorseggia il suo thè sulla sedia a dondolo, quando zio Mimì gli fa un cenno.

“Sai chi mi ricorda quel sorriso?”
“…?”
“Un ragazzo che ho conosciuto a Chicago più di 40 anni fa.”

L’aria si fa magica. Il fuoco nel camino sembra capire cosa sta per succedere ed emana una luce particolare, quasi per magia proietta le ombre di Folenaire, di zio Mimì e del Rubazucchero sulla parete con le finestre. Se ne accorge anche il Rubazucchero. E’ lì che guarda il mare attraverso la finestra e d’un tratto, quando sente parlare zio Mimì, si gira e fa per ascoltare.

Il Rubazucchero può ascoltare, capire, ma non può ricordare. Lo sa. Lo fa volontariamente, allora sfrutta i momenti opportuni per rivivere i racconti altrui. Brama i racconti, li assorbe, guarda negli occhi chi li racconta, e vede ciò che ha visto il narratore. E’ a Chicago in questo momento, con zio Mimì.
Si avvicinano tutti.

“Ero a Chicago per far visita a mio fratello. E’ più grande di me, era lì da un paio d’anni. Ci ero arrivato sfruttando il biglietto di Wilem. Gli era toccato andarci per conto di uno suo professore. Che fa quel disgraziato? Quei giorni era tornata la sua amica rossa scozzese e diserta. Ci vado io al suo posto. Chiaramente non per far quello che doveva far lui. Vado a trovare mio fratello, dovevo rimanerci poco tempo. Ci sono rimasto… un po’ di anni. Due a Chicago. Sempre lì.
C’era buona musica per i locali dell’Illinois. A Chicago sopratutto, chiaramente. Città molto grande, molto grande e particolare. Somigliava ad una città Europea: tanta gente delle nostre parti, strade strette e vicoli.
Un giorno mio fratello mi presentò un amico, un certo Mach. Lo chiamavano così. Mach. Il perchè lo chiamassero così non è dato saperlo.
Toriamo a noi. Questo Mach aveva un buon giro: amici, tanti, ragazze, tante. Una sera mi fa, in inglese chiaramente:
“Digli che sei mio amico.”
“A chi?”
“Stasera. Hai nulla da fare no?”
“Veramente…”
“Non hai nulla da fare. Ci parlo io con tuo fratello. Vai al Black Key Club, consegna questo all’entrata. Ti piace la musica no? Digli che sei mio amico.”
“Ah… ci va anche Ashley. Con suo padre però.”"
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