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	<title>Ciccillo Café &#187; bianco</title>
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	<description>Ciccillo Café, un posto strano, Ciccillo, Café, ciccillocafe, Ciccillo Cafè, Ciccillo Cafe, Folenaire, cioccolata, caffè, Ciccillo Caffé, Ciccillo Caffè, tè, tea, thè, cioccolata calda, Il Conte di Biacamano, fotografia, poesia, prosa, teatro, blog</description>
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		<title>Cielo bianco di nuvole nivee</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 00:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folenaire</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Osservava la gente dall&#8217;alto, dove nessuno poteva vederlo. Come Batman. Li osservava seduto su una panchina, fra loro; mentre camminava e riflessi nello specchio mentre si sciacquava le mani nella toilette. Osservava i loro occhi, le loro mani, le loro labbra. Come faceva quel tale, Sugarthief. Osservare la gente, alle volte, era un&#8217;ossessione. Amava farlo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Osservava la gente dall&#8217;alto, dove nessuno poteva vederlo. Come Batman.</p>
<p>Li osservava seduto su una panchina, fra loro; mentre camminava e riflessi nello specchio mentre si sciacquava le mani nella toilette.</p>
<p>Osservava i loro occhi, le loro mani, le loro labbra. Come faceva quel tale, Sugarthief.</p>
<p>Osservare la gente, alle volte, era un&#8217;ossessione. Amava farlo, gli piaceva creare motivi e moventi.<br />
E poi succedeva che per qualche strana ragione rimanesse impalato, secco, muto. Senza alcuna apparente motivazione. E questo lo turbava: &#8220;Perché non riesco a distorgliere il mio sguardo? Perché non riesco ad allontanarmi? Cos&#8217;è questa scossa di terremoto, da dove viene? Perché?&#8221; &#8211; si chiedeva. &#8220;Non capisco&#8221; era la prima risposta. La prima falsa risposta.</p>
<p>Poteva succedere che in questi casi, data l&#8217;immobilità dovuta al marasma, fosse l&#8217;oggetto ad allontanarsi ricreando attimi di pace. Silenzio, vuoto.<br />
Il respiro profondo prima del balzo.</p>
<p>Poi l&#8217;insonnia e ancora le risposte. Col terremoto che ne consegue.</p>
<p>Quando succede, non riesce più ad osservare non osservato; non più gli riesce di scrutare senza motivo. Cerca fra i volti, e gli occhi, e le teste e i corpi, cerca creando scompiglio.</p>
<p>E&#8217; durante la sua ricerca che gli viene in mente.</p>
<p>Sono labbra, quelle labbra così strane e così belle. Le vede ovunque ma non sono da nessuna parte, ancora. Come le sfiorasse, come se le avvicinasse sempre più per poi vederle svanire un granello di polvere prima di averle sfiorate.<br />
Sono occhi che confondono e fanno smarrire, come fulmini azzurro cielo in un cielo bianco di nuvole nivee.<br />
Colpiscono in un punto e uno solo, il più bello, scuro color grano scuro.<br />
Il più bello nel cielo bianco di nuvole nivee.</p>
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		<title>Le Pagine Colorate</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 13:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folenaire</dc:creator>
				<category><![CDATA[Folenaire]]></category>
		<category><![CDATA[pezzi di storie]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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		<category><![CDATA[malinconia]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo ragazzo era il più felice del mondo. C&#8217;era un ragazzo, ed era costui. Amava fare lunghe passeggiate, sia da solo che in compagnia. Un giorno cominciò a camminare, e chiacchierava. Non era solo. La discussione lo prese, parlava e camminava, parlava e camminava, parlava e&#8230; parlava. A un certo punto si accorse che stava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo ragazzo era il più felice del mondo. C&#8217;era un ragazzo, ed era costui. Amava fare lunghe passeggiate, sia da solo che in compagnia. Un giorno cominciò a camminare, e chiacchierava. Non era solo. La discussione lo prese, parlava e camminava, parlava e camminava, parlava e&#8230;</p>
<p><span id="more-306"></span><br />
parlava. A un certo punto si accorse che stava parlando da solo. Non sapeva bene da quanto tempo, aveva fatto troppa strada. Si guardò intorno e non riconobbe nulla. Si era perso, non sapeva come ci era finito in questo posto. C&#8217;era solo una strada: alle sue spalle e davanti. C&#8217;era solo questa strada. Allora, non potendo fare altro continuò a camminare.</p>
<p>Si ritrovò in un posto sconosciuto, una specie di villaggio. Decise di chiamare a casa, di cercare qualcuno: in questo villaggio non c&#8217;erano telefoni. Non sapevano di cosa si trattasse. Non c&#8217;erano cartelli, non c&#8217;era nulla. Gli dissero come si chiamava il villaggio, ma sentì almeno 10 nomi diversi di quel posto, e non ne aveva sentito mai neanche uno.</p>
<p>Allora provo a tornare sulla strada, per recuperare qualche informazione da qualche viaggiatore incontrato da quelle parti. Tornò indietro, ma non trovò più quella strada: era svanita, scomparsa. Al villaggio arrivava un&#8217;unica strada, e non era quella che aveva percorso lui. Era tutto bianco lì intorno, non c&#8217;era erba, non c&#8217;era terra. I muri erano bianchi come dei fogli ancora vergini. Anche la pelle delle persone era bianca. C&#8217;era un contorno per qualsiasi cosa, un contorno nero. Solo i tetti erano colorati.</p>
<p>Passava un fiume da quelle parti. Bianco su bianco. Non sapendo che fare, non avendo voglia di pensare, raggiunse il fiume e aprì un quaderno, un quaderno con pagine vuote e colorate. Cominciò a sfogliarle, cercando qualcosa nel quaderno. Continuò a sfogliare cercando la fine del quaderno, non si sarebbe fermato prima. Non la trovò, rimase lì in eterno a sfogliare il quaderno dalle pagine colorate.</p>
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