Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Wednesday, 23 June 2010

Sorga quanto prima

I. Io sono il Signore, tuo Dio. Non avrai altro dio all’infuori di me.
II. Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio.
III. Ricordati di santificare le feste.
VI. Non commettere atti impuri.
X. Non desiderare la donna d’altri.

Non ci dormo la notte, non certo perché li ho violati, ma perché costretto a violarli.
Non ci dormo.
Non dormo.

Non posso fare a meno di violarli, desidero violarli.
Desidero e li violo.
Desidero e lo violo.

Spacciato
ma onesto.

Ogni notte non vedo l’ora che sia di nuovo giorno.

Friday, 18 June 2010

Perle ai porci

Il mistero della sua bellezza giaceva a parte placido su una riva del fiume
in due fuochi scuri,
amene
due gocce di cioccolata
le più buone
precipitate durante la più incantevole tempesta di tutti i tempi.

Un segreto,
visibile
inaccessibile.
Sconfessato.

Friday, 30 April 2010

L’ultima chitarra

Si chiama “L’Ultima Chitarra”. È sempre lì, dietro il bancone, appesa. Circolano tante voci sulla chitarra: qualcuno sostiene sia rimasta qui dopo che…

Era una serata come tutte le altre, c’era non più gente di tutte le altre sere e ci si apprestava ad andare a dormire. Era una sera di luna nuova, le sere in cui viene versato il miglior vino.
È la legge di Brunello, il proprietario dell’enoteca del paese: il vino migliore si beve con la luna nuova; mai versare del vino con la luna piena. Brunello, checché possiate pensarne, non è un rosso; lui viene dal nord. Ironia della sorte, Bruno detto Brunello è il massimo esperto di vini della zona. Ciò che dice in materia di vini, fosse anche la più grande baggianata mai sentita, è legge.

Successe così che una notte di luna nuova, col cielo a coriandoli che stelle così le vedi solo le notti di luna nuova, mentre il tempo avanzava e ci si apprestava ad andare a dormire…
beh, dovete sapere, che finché non va via l’ultimo cliente, qui al Ciccillo Café si rimane aperti: non si caccia mai nessuno!

Così quell’uomo riccioluto, bevve il suo ultimo sorso di rosso nordico, si avvicinò al bancone, guardò Evlaliya fisso negli occhi, rimase lì per svariati secondi… e si sedette. Toh! Vuoi vedere che non va più via?
Era notte fonda, il locale era ormai vuoto ed Evlaliya si apprestava a raccogliere le briciole e i pezzetti di carta lasciati da Folenaire. Un gran sonno e voglia matta di cuscino che anche se avesse avuto voglia di far l’amore.. no! Cuscino.
Quest’uomo sconosciuto tirò fuori da un’enorme borsa a forma di pera una chitarra e cominciò a suonare; e a cantare. Aveva una voce stridula, quasi roca. Ma… sembrava avesse mille armoniche.. ma dov’erano? Fu un’istante. Era odioso ma non si poteva fare a meno di mettersi lì ad ascoltarlo come fosse la voce più bella mai udita. Sembravano almeno in 3 a cantare, ma c’era solo lui. Così estraneo, come fosse un vecchio amico.
But she breaks just like a little girl.

Fu un attimo, passò un attimo e i tavoli tornarono affollati di gente, passanti, gente venuta da chissà dove chissà perché, in una notte di luna nuova, tornati a sorseggiare il vino di Brunello, tornati per ascoltare il riccioluto.

Nessuno ricorda cosa sia accaduto, ma al mattino la gente dormiva dappertutto: sui tavoli, per terra, sul bancone. Del riccioluto neanche un capello. Solo la sua chitarra. Era lì, sul suo sgabello. Fu appesa al muro dietro il bancone e da allora l’unico che può suonarla è l’ultimo cliente rimasto. Si avvicina al bancone, la prende, la impugna, suona e canta. A volte vengono fuori delle porcherie, delle volte dei capolavori, ma l’ultima chitarra, quella che solo l’ultimo cliente, è quella che ha da raccontare le storie della buonanotte.

Nessuno sa chi fosse quell’uomo. Si avesse origini sul mar Rosso ma provenisse da oltre ocenao. Si narra avesse… si narra fosse… si narra. Si canta.
Qualcuno crede provenga da una stella lì in fondo – neanche così in fondo – vicino al bagno. Storie.

Fra un bicchiere di vino e una canzone, nelle buie notti di luna nuova, le più luminose e sorprendenti che si possano ricordare, compaiono sempre personaggi che lasciano qualcosa. Anche solo una chitarra.

But you break just like a little girl
while the guilty undertaker sighs
at the end of a new moon night.

Tuesday, 27 April 2010

con me litigheresti sempre
perché a me piace far pace

Saturday, 10 April 2010

Amélie

Quando il mio sguardo inciampa su di te, i miei occhi non son più capaci di guardare altrove.
Quando il mio sguardo incontra il tuo, i miei occhi non sanno più leggere.
Non ho occhi che per te
per questo non ti guardo.

Poi cominciò a piovere.

Saturday, 13 March 2010

schifezze

sono il motore del mondo

Sunday, 28 February 2010

Nascosta tra tasti bianchi, provocata da quelli neri

Succede lì in fondo
seduto al pianoforte
quando non c’è nessuno.

Quando seduto al pianoforte crede non ci sia nessuno.

Lo vedi da come tocca i tasti, lentamente, velocemente, volgarmente, dolcemente, ferocemente, li accarezza o vorrebbe distruggerli. Non c’è nessuno e lui non è lì.

È una magia: sono quei momenti in cui suona il piano e tu non ascolti quello che sta suonando ma vedi ciò cui sta pensando. Suona bazzecole a volte… ma te ne accorgi che non sta suonando.

Puoi vedere di tutto: puoi vedere la donzella cui sta pensando, o la causa della sua rabbia, o della sua solitudine. È lì, nudo, in quelle note. Non si può arrivare più a fondo di così. Folenaire e le sue poche note.

Così nei momenti più soli e dolci a sorpresa puoi frugare nei suoi pensieri più profondi e sbirciare i suoi desideri. Le sue bramosie.

Le note erano lente e dolci, legate, e andavano dalle spalle fino al coggige, attraversavano la schiena, passavano suoi fianchi e risalivano sino alla nuca, fra i capelli. E se non avesse smesso…

Era come la stesse accarezzando, nascosta tra i tasti bianchi, provocata con quelli neri.

Sunday, 28 February 2010

f like sad

Wednesday, 24 February 2010

Non è facile ascoltare Mozart

È sempre meglio ascoltare Mozart, ma non è facile. Mozart ha scritto tante opere.
Cosa può succedere?
Ci pensi, cerchi nei ricordi, leggi un po’, ne scegli una; credi sia quella giusta, la ascolti.

Toh! È sbagliata. Hai sbagliato opera! Ma com’è possibile? Era quella giusta, sembrava quella giusta.
Invece no.
Magari hai sbagliato sonata oppure andava scelta una sonata per pianoforte e violino invece che solo per pianoforte oppure un concerto per tre pianoforti. Ecco, quello lì è quello giusto, forse, il numero 7. Ma suona male in determinati casi. Non è facile stare ad ascoltare tre pianoforti. Ma allora che si fa? Bisognava scegliere quello per due pianoforti, il numero 10. E stare persino attenti a chi sono i pianisti.

Mica facile ascoltare Mozart.
Una volta che hai sbagliato opera potresti demoralizzarti dargliela su, passare a Beethoven, o Bach o in preda alla follia ascoltare un concerto per pianoforte di Rachmaninov (Chopin meglio lasciarlo stare), sapendo comunque che non è la stessa cosa. C’è Mozart e ci sono tutti gli altri.
Oppure si potrebbe essere ancora più testardi e insistenti e volerne venire a capo a costo non solo di ascoltar tutte le opere Mozartiane, ma addirittura seguierle da spartito, cercare i migliori concertisti in capo al mondo e andarli ad ascoltare. Rapirli e sventrarli per carpire i segreti di quel che suonano.

Non sarò Mozart, ma il concerto numero 10 non può finire facendo tacere i due pianoforti e ascoltando lo spegnersi fasullo degli archi. Ascoltare per credere.

Wednesday, 24 February 2010

Il Rubazucchero non mangia dolci

Ho sempre bisogno di nuove storie. Nuovi occhi nei quali intrufolarmi risalendone lo sguardo, fino ad arrivare alle viscere, raggiungere il midollo, contarne i linfociti, sentirli blaterare… e raccontarli.

Finché non incontro occhi che al midollo non mi ci fanno arrivare, mi sollevano da terra, mi fanno volare e mi fanno perdere qualsiasi contatto con la realta. Come fossero una porta fra universi.
Quando incontri questi occhi qui è dura, mi posso fare molto male. Per fortuna è raro incontrarne. O per sfortuna.

È per questo che mi ritrovo spesso in situazioni ambigue, interessanti e pericolose: mi caccio sempre nei guai.
Sono contento di cacciarmi nei guai, anche quando torno qui triste a bere il mio buon tè, mesto, seduto, e non ho le forze di guardare dalla finestra. Fisso il tavolo, la tazza, poi non ce la faccio e guardo la finestra come il rubazucchero guarda le porte dell’autobus chiudersi, sperando di rivedere quel sorriso.

C’è che questa sera è tornato qui anche il Rubazucchero, è triste. Stasera è tornato qui con me, mesto. S’era rivisto dopo tanto tempo e sembrava aver ritrovato gli occhi che cercava. Stava volando e si vedeva. Guarda fuori della finestra il Rubazucchero; ha rubato le sue bustine ma non ha ordinato nulla.

Nella notte, alla sola luce della Luna, si formarono rigagnoli sulle sue guance. Non erano rigagnoli di caramello, il Rubazucchero non mangia dolci.

Sono bellisimi i tuoi occhi, e fanno un male cane.

Monday, 8 February 2010

Quando tutti smettono di credeci, Folenaire ci crede ancora.

Solo lui?

Wednesday, 3 February 2010

Cadute da chissà dove, due gocce di cioccolata,
due stupende gocce di cioccolato,
si andarono a posare come fiocchi di neve
accanto ad una coppia di nocciole.

Non da chissà dove, ma da Orione.
smile

Monday, 1 February 2010

Souris moi, si tu peux!

Voglio tirare un mega morso a quella torta. Non voglio farla a fette e mangiarne una. Voglio prendere la torta, e tirarle un gran morso come nei cartoni animati.

..sporcarmi il viso di cioccolata.

Ma dove la legate la corda che vi tiene ancorati a terra? Come mai non arrivate subito a toccare con le dita la punta del grattacielo, o la punta dell’albero maestro?

Souris moi, si tu peux!

Friday, 20 November 2009

Quelle labbra sporche di cioccolata

Passeggiava fra le bancarelle, buttando un occhio qua e uno là. La vittima innocente di quel bianco pomeriggio era persa fra montagne di cioccolata.

Ciuffi biondi e ricci, sopracciglia poco marcate e molto chiare, occhi in fuga, probabilmente azzurri. Non l’aveva guardata per bene, era rimasto abbagliato dalla sua chioma perfetta e suadente, ma sopratutto dalle sue labbra.

Carnose e prepotenti avevano catturato la sua attenzione andando a toccare la parte più delicata che alimenta le voglie di un demone. Il desiderio e la fame di anime. Quelle labbra erano già propense al peccato, provocate dalla miriade di venditori e bancarelle.

Non poteva esserci anima più facile da catturare. Le labbra della ragazza avevano slacciato le catene all’Infernale, niente più poteva trattenerlo da prendersi la sua anima e le sue labbra. Seguiva la scia lasciata ricci provocanti come quella una comenta. Era fatta, doveva solo tessere una piccola trappola convinto che la ragazza avrebbe ceduto quasi istantaneamente.

Cosa accadde? Lei scomparve nel nulla sotto una marea di scaglie di cioccolata. Il demone scatenò una tempesta di dolci e sapori e profumi, rivoltò le bancarelle spazzando via venditori e i peccatori. La tempesta non valse a nulla: la ragazza sparì portando via con se quelle stupende labbra sporche di cioccolata. Ciò che rimase al demone fu solo il cioccolatino che la violò e un riccio biondo caduto per terra, posatosi accanto alla pepita morsa.

Sunday, 1 November 2009

Sarà una fredda domenica americana.
Sarà un lento risveglio, caldo e dolce: pasta, crema, latte, caffè.
Sarà una mattina pigra..
Lentamente la giornata proseguirà, una partita di pallacanestro, oppure un cinema, e poi una passeggiata e c’è anche la pista ghiacciata e una cioccolata calda.
Poi sarà tutto da scrivere..