Archive for the ‘Folenaire’ Category

Sunday, 18 April 2010

Tazzina di vino

Il caffè fa tu di là io di qua
il caffè fa muro
il caffè esige una certa compostezza
il caffè a volte esige la cravatta
il caffè vive due sorsi, tre per godere della goccia finale
il caffè è razionale, pensato
il caffè non è istintivo
il caffè va preparato prima di essere bevuto
il caffè, per essere intimo, va bevuto in solitudine e con lentezza.

Ho voglia di un bel bicchiere di vino.

Tuesday, 23 February 2010

Fuga in Doppler

Una ragazza che suona il pianoforte, le rotelle del pianoforte sono sbloccate, lo sgabello segue il piano.
Suona Mozart.

Il piano corre veloce e le mani della ragazza anche. Lei è in sella allo sgabello e corrono giù per la strada, come fossero nel salone di quel transatlantico.

C’è un ragazzo dietro di lei, la insegue, vuole ascoltare la sua musica, lei non vuole fargliela sentire ma non può smettere di suonare. Allora corre… e suona.

Il ragazzo la insegue, cerca di starle dietro, e ascolta quella musica ma non si accorge di quel che non va: per uno strano effetto della natura, le note in velocità del piano vengono distorte, e fuggono via dalle orecchie del ragazzo lasciandogli una melodia fastidiosa, bella ma fastidiosa, celante.

Sa che ciò che sta suonando la ragazza non è quello che sentono le sue orecchie e allora corre più forte, cerca di raggiungerla, la musica è ancora distorta e fastidiosa.

Il pianoforte allora arriva ai piedi di una strada in salita, e rallenta fino a fermarsi. Si blocca. Il ragazzo raggiunge il pianoforte e le mani di lei, come dei ragni saltellanti, continuano ad accarezzare il pianoforte. Non può smettere di suonare.

Cosa farà? Cambierà musica fingendosi Bach o gliela farà ascoltare?

Il ragazzo raggiunge il pianoforte e si siede per terra, in modo da poter guardar le sue mani sfiorare dolcemente i tasti.

Monday, 8 February 2010

La bambina dei Patriaršie

Una passeggiata ai giardini Patriaršie può fare magie.
Si narra che un tempo di lì ci sia passato un personaggio molto strano, si intromise in una discussione fra due uomini e cambiò la storia.

Creò un varco e collegò Mosca con una quinta dimensione.

Dietro la sua panchina c’era una bambina che giocava con delle bustine di zucchero colorate. Le disponeva per terra a formare un mosaico.

Quello strano personaggio aveva previsto tutto, ma non avrebbe mai immaginato che il mosaico creato dalla bimba avesse un potere ben più forte del suo.
La bimba cominciò a toccare le bustine come fossero la tastiera di un pianoforte e l’uomo udì suoni che neanche nella sua quinta dimensione sarebbe possibile riprodurre. Ogni riga alimentava uno strumento diverso, e ogni colonna una nota diversa.
Le braccia della bimba si muovevano come stessero muovendo delle enormi marionette e le sue dita sfioravano le bustine adagiate sul prato.

La musica invase la capitale ma solo in pochi la udirono: a questi si chiuse lo stomaco ed ebbero come attacchi di follia, alcuni cominciarono a correre per dover raggiungere qualcuno, altri si presero a muoversi molto lentamente.

Il resto della città restò incredulo a guardare.

Monday, 11 January 2010

Jolly Roger

C’era un ventaccio quella sera, freddo, e proveniva dal mare. L’acqua dell’oceano arrivava in strada strada. La luce dei lampioni veniva diffusa al di sopra dei tetti dalle gocce d’acqua che sbattevano e rimbalzavano e sbattevano ancora sulla banchina, sulle panchine, sulle case, sui tetti, come a volersi arrampicare fin sulla luna.

Il cielo era terso, Orione disteso sotto l’aura della Luna più tonda.

L’aria era strana, oltre che fredda e movimentata. Sembrava voler scherzare con i capelli e col cappello. In mare una luce appena visibile, lontana.

Monday, 28 December 2009

Il naso contro il vetro

Il Café è buio.

Sul palco c’è un uomo seduto su una sedia, camicia sbottonata, gambe accavallate e chitarra in mano. Un faro ad illuminarlo.
E’ solo, suona e canta. Non so quando ha cominciato ma è come se stesse lì da una vita. Ogni tanto sposta il ciuffo dagli occhi.

Non c’è nessuno lì ad ascoltare, non c’è nessuno lì sul palco, ma è come se ci fosse un pubblico e qualcun altro stesse suonando con lui. Come se ci fosse un omone alla batteria, una squadra di archi, un gruppo di fiati, delle coriste lì in alto, e due violinisti a passarsi le note come palline da ping pong.

Non c’era nessuno, per lui.
C’era un vetro appannato, uno solo. Un riquadro della vestrata della finestra più vicina al palchetto, non chiaramente visibile all’uomo con la chitarra era appannato.

Una ragazza, poggiava il naso infreddolito al gelido vetro della finestra. Aveva un cappello grigio e un vestito di lana lungo fino alle cosce, calze scure e scarpe basse. Rosse. Capelli scuri, lisci, occhi castani e lucidi per il freddo, nasino all’insù e labbra precise, perfette. Il suo respiro appannava il vetro.

L’uomo se ne accorse, la vide: aveva i capelli biondi, mossi, occhi chiari e labbra carnose, naso schiacciato contro il vetro. Quando lui incrociò il suo sguardo, la ragazza premette maggiormente sul vetro. Anche la mano sinistra era poggiata sul vetro come volesse trapassarlo e arrivare su quel palco e spostare il ciuffo dagli occhi all’uomo.

Lui continuò a cantare e a suonare.

Tuesday, 10 November 2009

Il Papiluscio

Erano qui, le avevo prese.

Preso!
il papiluscio.
Intrappolato nel pugno.
Soddisfatto
impasto un desiderio

Preso,
come le parole.

Ci sono, eccole!
Bisogna solo metterle giù, ce le ho.

Non sono parole.
È lo stomaco
sprofonda
cede
cade come un masso in una fossa nell’oceano
verso il centro della terra.

Chi ha legato le gambe al masso?

Eccole, le parole!
Sono sulla lingua
si fanno largo
navigano sulle pupille
ronzano per aria vicino le orecchie come le zanzare
e su un pezzo di carta
riposto in tasca
si inabissano con la pietra.

Pronto a soffiar via il Dente di Leone,
col desiderio a inumidire le labbra,
dissolto il pugno
viene sorpreso un solcato vuoto.

Sfugge Mercurio,
artefatto papiluscio concessore di illusioni,
lasciando al medesimo trepidante vuoto
delle parole ora dissolte.

Wednesday, 21 October 2009

Il Paese dei Cappellai

Il Paese dei Cappellai è uno dei tanti paesi strani di questo mondo.

Qui le strade sono tutte lastricate di basalto, scuro e splendidamente lucido sia che piova sia che sia bel tempo. Le strade di questo paese sono molto pericolose quando bagnate, capita spesso di scivolare e di perdere il cappello.

Perdere il cappello nel Paese dei Cappellai è la cosa più sgradevole che possa succedere. La vita di un uomo è impostata in base al cappello che porta: mestiere, frequentazioni, cultura, autorevolezza, potere e qualità quante più ne riuscite a trovare. Qui non è l’abito a fare il monaco, ma il cappello fa l’abito il quale fa il monaco.

I cappelli costano un occhio della testa, qualche volta un rene altre volte delle dita oppure una gamba, volendo tutte e due gambe; una casa oppure l’auto o i figli. Anche l’anima. I cappelli non si comprano con soldi. Possono essere scambiati con altri cappelli, ma non possono essere rubati. Il furto del cappello viene scontato con l’esilio o la pena di morte, a scelta del cittadino.

Alcuni preferirebbero morire piuttosto che venire esiliati senza cappello.

I cappelli si prendono dal cappellaio e cappellai si nasce. Mi correggo: cappellai lo si può diventare se il cappellaio decide di scambiare la sua bottega con qualcosa. Le botteghe non possono essere comprate: la bottega non è sempre ereditabile. Il figlio di un cappellaio può non meritarla e il cappellaio può scegliere di tramandarla adottivamente come ai tempi dell’Impero.

Capita a volte che qualcuno perda il cappello al gioco e non c’è peggior disonore: la perdita del cappello comporta la perdita della moglie, dei figli e delle proprietà tutte. Il buon cuore del vincitore può salvarlo dalla vergogna solo restituendogli il cappello.

Far cadere il cappello per terra in pubblico, per strada o a teatro, a lavoro o davanti casa, è un’ulteriore vergogna. A differenza della perdita del cappello al gioco non comporta perdite reali se non l’amicizia e il rispetto delle persone presenti all’avventimento. Difficilmente una ragazza concederà le sue grazie al fidanzato la sera e i primi giorni a seguire l’infausto evento.
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Saturday, 19 September 2009

Chi cerca cosa?

Giornate da vegetale senza aver neanche bevuto un goccio.
Capitano. Basta qualche ora in controtempo e il bioritmo mai erratamente così preciso, più del miglior orologio svizzero, poco abituato e alterabile dai periodi ciclici non femminili ma altrettanto dannosi.. ecco che ti gioca questo brutto scherzo.

Succede che non funziona il caffè, succede che non funziona il riposo, non funzionano i pasti, non funziona neanche una delirante passeggiata pomeridiana. Proprio sul momento del collasso anzi, poco prima, qualcuno tenta un’inversione di rotta.

suddenly

Piccoli vortici dorati e una sacca blu. Era vicino la delirante incomprensibile campanella dietro un bancone di dolci ad una festa rossa. Rosso sbiadito con i tempi che corrono, non certo viva come il blu della sacca. La solita sigaretta, solito fumo in vorticante da una canna fumaria sinuosa come le curve della notte in cui tentano di speronarti in tangenziale cercando di nascondere gli occhi dietro la canna di una pistola. Una scena banale. No, non banale. Immaginata, un film, per caso, per strada. E sembrava ci fosse l’orizzonte dietro. Lo cerchi.. no! Non c’è l’orizzonte, ma due torri. Una e mezza.
Quasi New York, quasi una mostra d’arte e l’ingresso lì dove un segnale di fumo vorticante dalla ragazza delle impazzite giravolte sonore della campanella delirante indica. Ho visto un artista ebreo nei paraggi. Gli stessi paraggi del film.

Non può essere completamente da buttare questo pomeriggio, la giornata. No! Cerca bene, c’è un segreto da queste parti. Deve esserci. Una stanza intera di segreti, piena di pagine, e parole e lettere e spazi. No! Non c’è. Come no? Cerca bene. Chiedi. No, non chiedere. Cerca. Eccolo! E’ l’ultimo segreto, ma non dirlo a nessuno, potrebbe a saperlo! Chi? You-know-who.

Poi
così
per caso
il colpevole becchino
viene beccato
a sospirare

colpevole
sospira

Hai visto un becchino colpevole sospirare? No! – Non l’ho visto. – Non ho mai visto un becchino.
No?
Forse sì. – Forse sospirava.

Fu catturato da un uragano di lame alla ricerca.
Alla ricerca di cosa?

La cercarno per mari e per monti, armati, nudi, sanguinanti. Qualcuno si meravigliava di cosa facessero questi uomini pur di trovarla.

La risposta c’è, ma ironia della sorte arriva al momento sbagliato. Come sempre. Quando è ora di abbassare le saracinesche, e spegnere i fari.
C’è da rimettere in sesto il bioritmo, meglio non metterlo troppo alla prova..

.. per i tempi che corrono.

Saturday, 12 September 2009

Il Conto alla Rovescia

In città comparvero ovunque conti alla rovescia. Il primo apparve nella grande piazza. Era sabato sera e la piazza pullulava di gente, come tutta la città.

I numeri erano rossi. Per qualche minuto il tempo rimase fermo, e una ad una le persone alzarono lo sguardo sulla torre, sotto l’orologio. L’orologio si fermo, le campane suonarono e il conto cominciò.

Estraniati e preoccupati, cominciarono ad agitarsi nella piazza. Cosa voleva dire? Qualcuno si accorse che il proprio orologio si era bloccato e sui telefoni scomparve l’ora. Comparve un rosso conto alla rovescia.

In men che non si dica le forze dell’ordine si misero all’opera cercando di capire da dove venisse proiettato. Cercarono di oscurarlo, non ci riuscirono; oltre al conto già esistente ne comparve un altro. Cercarono di oscrurare anche questo, ne comparvero altri dieci.

Tutta la città si riempì di timer.

Quanto tempo mancava? E cosa volevano dire?

Friday, 4 September 2009

Il Vestito Rosso

Aveva un vestito rosso
sarebbe bastato.

Quel vestito rosso: Il Vestito Rosso. Ma di un rosso bello, pieno, brillante.
Ecco cosa prova il toro, faccia a faccia col torero e il suo mantello rosso. Solo in un’arena, il toro, il torero e il mantello.

Sarà il rosso del mantello o il suo sventolare a far imbizzarrire il toro?

Eppure non si tratta solo del vestito, rosso, bello, giusto. Saranno anche quei capelli biondi, sguardo sbarazzino e sorriso imbarazzato.

Ma quel vestito, rosso, ha acceso un occhio di bue lontano una unità astronomica.

Tuesday, 7 July 2009

Quaderni Sinistri

Scendevo le solite scale, verso la stanza Segreta delle Poste. Ero di corsa, dovevo trovare una vecchia missiva. Scendevo di corsa le scale quando sono inciampato su qualcosa di inasseso.

Un quaderno viola; no, magenta. Forse malva. Non è facile trovare il nome del giusto colore, sempre che un nome ci sia. Un quaderno strano, vecchio vissuto. Ancor prima di aprirlo sapevo che mi sarei trovato difronte a qualcosa che mi avrebbe portato via più tempo del previsto.

C’era un titolo sulla prima pagina.

Quaderni Sinistri

La grafia sembrava quella di un bambino. Parole instabili che a malapena le parole riuscivano a riposare sulle righe.

Storie un po’ complicate, complesse. Scomode.
Storie da bambini, di bambini. Nottrne. Difficili da raccontare.
Storie d’amore, da luna piena, incenso e candele.
Da legna fuoco e fumo.
E’ difficile raccontare le cose che ho visto. Ancora più difficile scriverle.
Poteste capire quanto difficile anche solo mettere una virgola.
E’ stato in trenoche mi hanno raccontato le più incredibili.
E’stato in treno che ho visto i più orrendi crimini.
Il treno mi ha portato quasi in ogni dove.

E’ proprio in treno che ho visto per la prima volta dei capelli biondi.

Tante pagine e poco tempo… la missiva.
Il quaderno viene con me, Ciccillo mi aspetta.

Wednesday, 1 July 2009

Colpa della Fantasia e della Quinta Dimensione

Folenaire si è stabilito qui. Gira, guarda, ascolta, pensa e scrive. Ma mi ha chiesto una stanza al Ciccillo.
Mi ha chiesto… che paroloni. Ha aperto una porta e ha trovato la sua stanza. L’ha sistemata, ha creato lo spazio che cercava. Lo crea di volta in volta. Non vi starò di certo a spiegare come funziona la quinta dimensione: lo sapete no? Ve l’ho già spiegato.

Ci sta lavorando su: vuole sistemarla per bene, sapete com’è fatto. Più facile di così!

Dice che ha problemi con gli spazi, con i tempi. Forse anche con i modi? Si perde e si ritrova. Dice che per colpa della sua fantasia non riesce più a godersi le cose.

L’avete capita? Io sì…

Thursday, 4 June 2009

Semplici Idee Amare

C’è un posto dove si cercano rimedi attraverso le leggi. Ci sono addirittura delle leggi che cercano di imporre il buon senso, favorendo chiaramente l’illegalità.

Come quando nel Paese dei Sogni inventarono il probizionismo: incentivarono l’illegalità.
Adesso, nel paese Dei sogni, cercano incentivare la chirurgia illegale, bandendo la chirurgia legale.

Siam tutti d’accordo: pensare non è semplice, trovare una soluzione è complicato, cercarla comporta fatica. Pensare non è per tutti, sosteneva qualcun altro.

Quindi è difficile pensare che la ricerca di una soluzione sia la strada giusta.
Giusto.
In effetti, come accade il 90% delle volte, la soluzione c’è già ma non è utilizzata al meglio (come le risorse naturali, artistiche, finanziarie… e il cervello).
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Tuesday, 19 May 2009

Annegando nell’adrenalina

Sfreccaire sentendo scivolare l’aria sulla giacca, e sul casco. Avvertirla cercare di aprirti le gambe e tenerle ben strette, avvinghiate alla moto.
I cavalli spingono.
Cercare di far invadere il corpo dall’adrenalina fino a non sentirlo più. Non scappare quando il mare si ritira, cercare il luogo più sicuro per vedere la grande onda passarti sotto i piedi.

tremare

Avvertire la natura sfiorarti maestosamente, sentirla intrufolarsi schiva e segnarti indelebilmente. Udire le urla della gente, dell’uomo spavaldo, ammaestrato.

Tremare

come la terra quando decide di cambiare posizione quando le si stanno per addormentare le gambe. Guardarla metter giù la gamba destra, accavallare la sinistra, e svenire.

Avvertire il pavimento traballare, sussultare la sabbia in spiaggia e vibrare il motore fra le ginocchia. L’adrenalina impazza.
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Friday, 24 April 2009

dimenticavo

Arrivano le stelle!

Come?
Sì, arrivano le stelle.

Finalmente.