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	<title>Ciccillo Café &#187; Ciccillo Café</title>
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	<description>Ciccillo Café, un posto strano, Ciccillo, Café, ciccillocafe, Ciccillo Cafè, Ciccillo Cafe, Folenaire, cioccolata, caffè, Ciccillo Caffé, Ciccillo Caffè, tè, tea, thè, cioccolata calda, Il Conte di Biacamano, fotografia, poesia, prosa, teatro, blog</description>
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		<title>Via delle Cicorie</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 22:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccillo Café</dc:creator>
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		<category><![CDATA[acquavite di malto]]></category>
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		<description><![CDATA[“Ma&#8230;.” “Sì?” “Quell&#8217;acquavite che mi hai servito ieri.” “Sì?” “Ehm&#8230; ce n&#8217;è ancora?” “Lo sapevo che saresti tornato per questo. Acqua?” “Sì, grazie. Ma non sono tornato per questo.” “Fammici credere.” “È che passeggiavo in Rue des Fèves, lì dove c&#8217;è Brunello. Avevo da poco passato l&#8217;enoteca che in una traversa lì a destra, quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Ma&#8230;.”<br />
“Sì?”<br />
“Quell&#8217;acquavite che mi hai servito ieri.”<br />
“Sì?”<br />
“Ehm&#8230; ce n&#8217;è ancora?”<br />
“Lo sapevo che saresti tornato per questo. Acqua?”<br />
“Sì, grazie. Ma non sono tornato per questo.”<br />
“Fammici credere.”<br />
“È che passeggiavo in Rue des Fèves, lì dove c&#8217;è Brunello. Avevo da poco passato l&#8217;enoteca che in una traversa lì a destra, quella che connette Rue de Fèves e Rue de Molfette, quella che porta in quella piazzetta a Nord Ovest, Highlands Square.”<br />
“Quella non è Rue de Molfette, quella lì conduce al porto e si trova più a Nord. Tu hai in mente via delle Cime.”<br />
<span id="more-677"></span><br />
“Quella là. Fra Rue des Fèves a via delle Cime c&#8217;è una piccola traversa. Passavo di lì e ho visto due tizi, presumibilmente garzoni di Mastro Sottobraccio, intenti nel trasportare una poltrona. Una grande poltrona. Era una bella poltrona. Larga e in pelle. Marrone. Un bel legno, ti dirò. Quasi ti direi ciliegio. Tant&#8217;era bella la poltrona che mi son fermato ad ammirarla mentre i due personaggi la trasportavano. Si sono fermati nel mezzo della piccola via, hanno bussato ad un portone e un uomo che non avevo mai visto prima ha aperto la porta, è uscito fuori, ha spalancato le ante e ha fatto entrare i due uomini. Media statura, capelli folti e scuri, barba. Occhiali. Mi ha visto, si li è tolti e dopo aver tirato fuori dalla tasca un fazzoletto, li ha puliti più volte, per bene, li ha esaminati in controluce, li ha ripuliti, se li è rimessi, mi ha fissato, mi ha sorriso e salutato, e dopo aver chiuso le ante è rientrato in casa.”<br />
“Fin qui tutto regolare. Appena arrivato e già sai che non ti fai mai i cazzi tuoi. Ma continua pure&#8230;”<br />
“Vado in biblioteca, restituisco un libro, e rifaccio la stessa strada, ripasso dalla traversa dove ho incontrato l&#8217;uomo con gli occhiali, e in Rue des Fèves un uomo con in mano una cassa con sei bottiglie diverse mi viene incontro e gira nella solita traversa. Nulla di strano se non fosse che le bottiglie nella cassa erano tutte diverse e molto belle. Allora mi fermo e seguo il riflesso dell&#8217;uomo sulla vetrina di Brunello. Da difronte alla traversa e la luce era perfetta. Stessa scena: l&#8217;uomo si ferma alla stessa porta dei due con la poltrona, l&#8217;uomo con gli occhiali apre, prende la cassa e saluta.”<br />
“Voglio dire&#8230;”<br />
“Aspetta. Vado via. Avevo da controllare qualcosa nella stanza delle poste. Passo davanti l&#8217;entrata principale e chi esce dall&#8217;ufficio postale?”<br />
“Suvvia&#8230;”<br />
“Aspetta! Scendo di sotto e mi accorgo subito che qualcuno è stato lì.”<br />
“Non vorrai insinuare che”<br />
“Sì. Quel tizio è stato lì.”<br />
“Ma non hai mai visto nessuno lì dentro con tutto il tempo che ci hai passato. Tranne quella volta che&#8230; intendo. Mai nessun altro. E ora un tizio che hai incontrato per due volte stamattina”<br />
“Tre.”<br />
“Anche fossero quattro. Lo hai incontrato per la prima volta, lo vedi uscire dalle poste. E proprio oggi ti accorgi che qualcuno è stato nella stanza delle poste e credi sia stato lui. Nella stanza segreta delle poste. Ehm&#8230; guarda lì, credo che il tuo amico stia venendo proprio qui. È lui?”</p>
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		<title>Me l&#8217;hanno detto</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 22:24:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccillo Café</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ciccillo Café]]></category>

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		<description><![CDATA[- Capita che, poco prima dell&#8217;incrocio, non si ricordi più qual&#8217;era la strada da prendere. A destra? A sinistra? Or straight ahead? E se invece che un incrocio classico capitassimo al centro di una delle stelle parigine con altre 11 opzioni? Escludendo che avessimo escluso la dodicesima, quella alle nostre spalle. - Arrivo all&#8217;incrocio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>- Capita che, poco prima dell&#8217;incrocio, non si ricordi più qual&#8217;era la strada da prendere. A destra? A sinistra? Or straight ahead? E se invece che un incrocio classico capitassimo al centro di una delle stelle parigine con altre 11 opzioni? Escludendo che avessimo escluso la dodicesima, quella alle nostre spalle.</p>
<p>- Arrivo all&#8217;incrocio e non so che strada prendere. Mi siedo. Mi siedo?</p>
<p>- Fa un po&#8217; come vuoi, ma il punto non è cosa fare quando si arriva all&#8217;incrocio, ma risolvere questa situazione. Puoi fare il barbone all&#8217;incrocio, se ti va.</p>
<p>- Non mi va.</p>
<p>- E allora spera di ricordarti almeno qual è la domanda, quando arrivi all&#8217;incrocio.</p>
<p>- Ma il problema non era proprio quello? Cosa faccio se non mi ricordo la domanda? “In questo caso continua ad andare avanti se sei lungo una strada dritta, e spera di ricordarti la domanda quando arrivi all&#8217;incrocio”, avevi detto. Il problema sorge se non ho la domanda quando arrivo all&#8217;incrocio. Non dirmi che devo sperare che il semaforo sia rosso, perché comunque diventa verde molto presto.</p>
<p>- Intanto prendi del tempo, e non per colpa tua. Bisogna farsi un attimo furbi. Attenti a non passare col rosso. Certo a volte conviene scattare al verde, ma non nel nostro caso, non se non abbiamo la domanda.</p>
<p>- La domanda.</p>
<p>- Forse è il caso di prendere un po&#8217; di domande campione e vedere se la nostra era fra queste.</p>
<p>- uhm&#8230;</p>
<p>- <em>Perché</em>? In questo caso prendi la via della biblioteca, cerca il tuo perché e le tue risposte. Se quando hai finito hai ancora dei perché sicuramente hai i mezzi per cercarlo da solo il tuo perché. Sperimenta, prova e riprova e percorri tutto a ritroso. Ti avvicinerai al perché.<br />
<em>Come?</em> Anche in questo caso credo tu debba prendere la stessa via del <em>perché</em>. Il problema sorge se la tua domanda è <em>chi?</em> Beh, qui non abbiamo risposte per questo, devi andare in chiesa.</p>
<p>- Chiesa?</p>
<p>- Ehm&#8230; sei mai stato dall&#8217;altra parte del lago?</p>
<p>- No.</p>
<p>- Se vuoi sapere cos&#8217;è una chiesa, prendi la barba e appena arrivi dall&#8217;altra parte guarda in alto. Vedrai un qualcosa di simile ad una torre, cerca di arrivarci sotto. L&#8217;enorme edificio che vedi lì accanto&#8230;</p>
<p>- La chiesa.</p>
<p>- Sì. È un po&#8217; più complicato di così, la fanno un po&#8217; più difficile. Però lì non troverai tutti i <em>chi</em>.</p>
<p>- <em>Cosa</em>?</p>
<p>- Ecco, questo è un po&#8217; più complicato. <em>Cosa</em> vuoi? Probabilmente vuoi un <em>chi</em> o un <em>perché</em> e questi invece ti portano da qualche altra parte, né in biblioteca né in chiesa, ma devi rimanere per strada, in piazza. Oppure devi andare in teatro.</p>
<p>- Mi hanno detto che li ci sono tutte le risposte.</p>
<p>- Chi?</p>
<p>- Stirner.</p>
<p>- Stirner? Ti ha parlato?</p>
<p>- Sì.</p>
<p>- Sicuro non fosse Fydor?</p>
<p>- Quello nero.</p>
<p>- Behemoth?</p>
<p>- Quello nero, grande.</p>
<p>- Behemoth! Chiaro, Behemoth. Ne sa una più del diavolo: se non tutte le risposte, sicuramente troverai le domande.</p>
<p>Alché il Rubazuccherò si alzò, intascò la sua bustina, e uscì.</p>
<p>***<br />
<em>- Sei sicuro fosse il Rubazucchero?</p>
<p>- Sicurissimo.</p>
<p>- Ha parlato?</p>
<p>- Sì.</p>
<p>- L&#8217;hai sentito con le tue orecchie?</p>
<p>- I&#8217;ve been told.</p>
<p>- Chi?</p>
<p>- Stirner.</em></p>
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		<title>Bach lo sapeva e lo sussurrò all&#8217;orecchio di Goldberg</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 21:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccillo Café</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ciccillo Café]]></category>
		<category><![CDATA[Folenaire]]></category>
		<category><![CDATA[Bach]]></category>
		<category><![CDATA[bionda]]></category>
		<category><![CDATA[Golberg]]></category>
		<category><![CDATA[occhi azzurri]]></category>
		<category><![CDATA[variazioni Goldberg]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualcuno disse che i segreti fra due persone non sono più segreti. Bastian ne conosceva uno, un segreto pesante quanto un grattacielo, quanto un transatlantico, quanto un iceberg intero! Passeggiava per le strade infreddolite, tornava a casa. Una lunga passeggiata per rinfrescare le idee. Era da un po&#8217; che ci pensava, voleva congedare il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno disse che i segreti fra due persone non sono più segreti.</p>
<p>Bastian ne conosceva uno, un segreto pesante quanto un grattacielo, quanto un transatlantico, quanto un iceberg intero! Passeggiava per le strade infreddolite, tornava a casa. Una lunga passeggiata per rinfrescare le idee. Era da un po&#8217; che ci pensava, voleva congedare il suo segreto, ammazzarlo. È semplice uccidere un segreto; oppure lo sembra soltanto, semplice.</p>
<p>Era appena sceso dal treno, continuava a pensarci. Quell&#8217;incontro l&#8217;aveva fulminato e l&#8217;idea di uccidere il segreto balenava fra un orecchio e l&#8217;altro già da un po&#8217;: faceva la spola, da destra a sinistra e poi ancora da sinistra a destra, da destra a sinistra e poi ancora. L&#8217;incontro l&#8217;aveva illuminato, o forse confuso. Era ormai sull&#8217;orlo della scogliera, giù o mai più.</p>
<p>Per strada s&#8217;era rasserenato e aveva deciso che era orla di farla finita.<br />
C&#8217;era ancora un posto aperto a quell&#8217;ora, il Ciccillo. Ancora aperto. Seduta ad un bancone, davanti la finestra, ad osservare le piccole onde che deformavano la luna, c&#8217;era seduta una giovane. Bionda, biondo scuro, una montagna di capelli legati in maniera sciatta ma ricercata, occhi azzurro perso, un inconsueto neo sul viso vicino la bocca. Minuta ed elegante.</p>
<p>Sembrava triste; quasi triste. Non lo era ancora, anche il suo stato d&#8217;animo sembrava sull&#8217;orlo di quella scogliera; aveva lo sguardo di chi cercava solo del coraggio.</p>
<p>Quando Bastian incrociò il suo sguardo prese la decisione. Lei abbassò lo sguardo, riprese in mano la tazza e sorseggiò il suo infuso. Bastian non andò più a casa, andò a svegliare Johann, lo fece sedere allo sgabello e gli disse tutto. Stetterò in piedi tutta la notte: Johann seduto, Bastian si alzava e si sedeva in continuazione. Fumava la pipa, andava avanti e indietro mentre parlava.</p>
<p>E ascoltava.</p>
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		<title>Il gatto Stirner, Stirner il gatto</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 20:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccillo Cafe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ciccillo Café]]></category>
		<category><![CDATA[gatto]]></category>
		<category><![CDATA[il gatto Stirner]]></category>
		<category><![CDATA[Stirner]]></category>

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		<description><![CDATA[Bianco e grigio, un occhio contornato di bianco, l&#8217;altro grigio. Un occhio verde l&#8217;altro blu. Quello blu è sul pelo bianco, quello verde&#8230; beh, dove rimane. Stirner ha un&#8217;altana tutta sua, piccola, sul tetto del Café. Sembra se la sia costruita da solo. Non ama l&#8217;acqua ma ama i temporali. Sembra quasi se la rida [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bianco e grigio, un occhio contornato di bianco, l&#8217;altro grigio. Un occhio verde l&#8217;altro blu. Quello blu è sul pelo bianco, quello verde&#8230; beh, dove rimane.</p>
<p>Stirner ha un&#8217;altana tutta sua, piccola, sul tetto del Café. Sembra se la sia costruita da solo. Non ama l&#8217;acqua ma ama i temporali. Sembra quasi se la rida ogni volta che vien giù il diluvio: si sdraia sul davanzale, sornione ma beffardo guarda i passanti indaffarati dal proteggersi dai goccioloni. Ama i tuoni. Forse perché un po&#8217; sordo.</p>
<p>Ogni mattina Stirner va al mercato del pesce e attende i pescatori. C&#8217;è sempre qualcosa che a loro sfutte; ma che non sfugge al felino.</p>
<p>L&#8217;altana non è una vera e propria altana: è una finestra più piccola sulla parete di una vera altana. Spesso gira nel Café. È silenzioso e non ama farsi vedere, anche quando è fra i tavoli. Se qualcuno suona lui è sempre lì, anche se non lo vedi.</p>
<p>In fondo non è sordo, ama i temporali e i tuoni.</p>
]]></content:encoded>
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		<title></title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 10:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccillo Cafe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ciccillo Café]]></category>
		<category><![CDATA[personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[bustine di zucchero]]></category>
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		<description><![CDATA[Il ragazzo ci aveva visto lungo. C&#8217;è da dire che non l&#8217;aveva fatto apposta. Ricordo cos&#8217;era successo: era alla ricerca degli occhi e del sorriso della ragazza dell&#8217;autobus. Ogni giorno la stessa strada, ogni giorno gli stessi luoghi e la stessa fermata, nella speranza di ritrovarla. Molto spesso è passato di qui, ha preso tè, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il ragazzo ci aveva visto lungo. C&#8217;è da dire che non l&#8217;aveva fatto apposta.</p>
<p>Ricordo cos&#8217;era successo: era alla ricerca degli occhi e del sorriso della ragazza dell&#8217;autobus. Ogni giorno la stessa strada, ogni giorno gli stessi luoghi e la stessa fermata, nella speranza di ritrovarla.</p>
<p>Molto spesso è passato di qui, ha preso tè, caffè, cioccolate, e ogni volta ha sempre preso una bustina di zucchero&#8230; e se l&#8217;è intascata.</p>
<p>Perché lo faceva? Perché lo fa, sarebbe meglio dire.</p>
<p>Senza volerlo, senza sapere, il nodo è giunto al pettine. Come poteva saperlo che l&#8217;enigma delle bustine di zucchero sarebbe stato risolto dall&#8217;ordine degli eventi? Sembrava lo facesse apposta.</p>
<p>Tutto potrebbe avere un senso.</p>
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		<title>Le notti del Brividivendolo</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 23:57:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccillo Café</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bottega del Brividivendolo]]></category>
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		<description><![CDATA[A volte la luce non è necessaria. Si può rimanere benissimo con gli occhi chiusi, anzi è meglio. Aver imparato tutto quando a luce accesa fa comodo, ma se ne può fare a meno. Ed è bello. A volte è necessario che sia buio. È in pancia che lo senti. Dicono che queste volte qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte la luce non è necessaria. Si può rimanere benissimo con gli occhi chiusi, anzi è meglio.<br />
Aver imparato tutto quando a luce accesa fa comodo, ma se ne può fare a meno. Ed è bello.</p>
<p>A volte è necessario che sia buio. È in pancia che lo senti. Dicono che queste volte qui l&#8217;oscurità è solo una sensazione esterna: ci sono i tavoli, ci sono le sedie, ci sono le tazzine, cucchiaini e zucchero. C&#8217;è il palco e c&#8217;è il camino, spento: emana ancora calore. Ci sono tutte le piastrelle del pavimento. C&#8217;è il bancone, c&#8217;è la porta. La magia è che queste cose, oltre che esserci, si fanno sentire.</p>
<p>Non c&#8217;è cosa peggiore che una lampadina accesa improvvisamente, in questi casi, e qui questo non può accadere.</p>
<p>Seduto al tavolo, immerso nell&#8217;ombra, Folenaire scrive. Come sempre la finestra alla sua destra, buio dentro e buio fuori. Ci sono le candele, spente &#8211; sono belle: una è marrone e l&#8217;altra magenta. Profumano. Le loro piccole fiamme giocano con le ombre e non è necessaria la luce perché sia visibile.</p>
<p>È tornato il Rubazucchero questa volta. È seduto ad un altro tavolo, il suo. Ha una tazza di tè fra le mani, le riscalda. Ha una bustina di zucchero in tasca, l&#8217;ha scelta fra le tante: l&#8217;ha sentita, la sua, e l&#8217;ha presa. Era la quarta che ha toccato col medio, l&#8217;ha sfilata e se l&#8217;è intascata. Il Rubazucchero non ha mai avuto bisogno di accenderele candele per giocare con la cera e guarda attraverso la finestra fissando il davanzale.</p>
<p>Stanno parlando i due, li sentite? Fate silenzio, e se prestate attenzione li sentirete.</p>
<p>Il pianoforte sta suonando ma nessuno è seduto allo sgabello, il palco vibra e la cenere balla sia nel camino che nel posacenere poggiato sul tavolinetto proprio davanti al fuoco, spento, fra le due sedie a dondolo.</p>
<p>Queste sono le notti del Brividivendolo, le sue preferite. Se ci fate caso potreste sentirlo sulla terrazza della Bottega. Gioca con la Luna.</p>
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		<title>Lo Scaffale in Rue des Fèves</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 16:45:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccillo Cafe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Seguendo la strada che parte dal lungoceano, oltrepassando l&#8217;entrata del Ciccillo Café, proseguendo verso la Bottega del Brividivendolo ma svoltando a sinistra prima di entrare in piazza, si arriva in una strada molto stretta, lastricata in basalto ma con le lastre più piccole e più arrotondate.. Rue des Fèves, o via delle Fave. Questa è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seguendo la strada che parte dal lungoceano, oltrepassando l&#8217;entrata del Ciccillo Café, proseguendo verso la Bottega del Brividivendolo ma svoltando a sinistra prima di entrare in piazza, si arriva in una strada molto stretta, lastricata in basalto ma con le lastre più piccole e più arrotondate..<br />
Rue des Fèves, o via delle Fave.</p>
<p>Questa è una delle vie più aromatiche e profumate del paese. Camminando per questa via parallela al lungoceano, dopo una trentina di metri, si arriva davanti ad una vetrata enorme. In realtà non è enorme ma è a misura d&#8217;uomo. Anzi, è solo una finestra accanto ad una porta, molto piccola. Ciò che da il senso dell&#8217;enormità è quel che si vede attraverso. Cinquanta scaffali cinquanta, alti quattro metri, larghi un metro e mezzo con dieci mensole per uno, ospitanti migliaia di bottiglie provenienti dalle più pregiate cantine del mondo. &#8220;Del mondo&#8221; si fa per dire: sono pochi i posti dove si produce del vino pregiato. Lo Scaffale, si chiama così l&#8217;enoteca, e si capisce perché. Una piccola finestrella accanto ad una porta altrettanto piccola, è quel che l&#8217;enoteca concede al mondo.<br />
Qui ci lavora un omino piccolo piccolo, tondo e glabro, detto Brunello.<span id="more-543"></span> Conosce tutte le bottiglie, i profumi, i colori, gli abbinamenti di tutti i vini presenti nella sua enoteca. Un listino c&#8217;è, è inutile; le guide non sono altrettanto esaustive e complete.<br />
I cinquanta scaffali sono tutti in massello di noce, non crollerebbero mai. Nessuno ha mai osato dubitare di questo: Brunello si farebbe seppellire lì, sotto gli scaffali, fra i vetri delle bottiglie e la miriade di sfumature dei suoi pregiatissimi vini. Fu Mastro Sottobraccio a realizzarli: monumentali e resistenti, tutti e 50 fatti da lui e dai suoi aiutanti. Qualcuno sostiene che li abbia portati qui tutti e 50 a mano, sottobraccio appunto.<br />
Una volta aperta la porta, al cospetto dei cinquanta scaffalli, gli uomini hanno reazioni diverse: chi sgrana gli occhi, chi si intimorisce, chi vorrebbe scoppiare a piangere, chi vorrebbe scappare e basta, chi ride.</p>
<p>Folenaire ride, come sempre: guarda gli scaffali nella loro interezza. Entra, guarda in basso, chiude la porta, si gira, e si gode lo spettacolo. Ride. Ne percepisce il colore nel complesso, poi a grandi macchie e pian piano separa i colori e le macchie diventano sempre più piccole e brillanti. Ama osservare le etichette, Folenaire. Si sofferma sempre su quelle scritte a mano: dice che per lui quelli sono i vini migliori.</p>
<p>Ciccillo non può che guardare uno scaffale alla volta, una visione complessiva potrebbe causargli dei problemi di equilibrio e quindi seri danni alle bottiglie, data la sua mole.</p>
<p>Il Conte, beh.. il Conte sa sempre quel che vuole. Conosce le bottiglie più eleganti e raffinate e non tentenna mai innanzi a contanta grazia.</p>
<p>Bianco, rosso, rosato, novello, liquoroso, passito, barricato, ruspo, spumante, champagne: effluvio cromatico e rapitore.</p>
<p>Dietro il bancone principale, scuro e massiccio anch&#8217;esso, stessa fabbricazione degli scaffali, c&#8217;è una piccola porta che conduce alla cantina. La cantina custodisce le bottiglie più delicate, per fattura e per conservazione.</p>
<p>Dallo Scaffale si esce sempre ubriachi anche senza aver bevuto neanche una goccia. L&#8217;enoteca non è l&#8217;unico fiore di Rue des Fèves. A pochi metri, sull&#8217;altro lato della strada, c&#8217;è la cioccolateria.</p>
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		<title>Il naso contro il vetro</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 22:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Folenaire</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ciccillo Café]]></category>
		<category><![CDATA[Folenaire]]></category>
		<category><![CDATA[capelli biondi]]></category>
		<category><![CDATA[chitarra]]></category>
		<category><![CDATA[finestra]]></category>
		<category><![CDATA[inverno]]></category>
		<category><![CDATA[labbra carnose]]></category>
		<category><![CDATA[occhi azzurri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Café è buio. Sul palco c&#8217;è un uomo seduto su una sedia, camicia sbottonata, gambe accavallate e chitarra in mano. Un faro ad illuminarlo. E&#8217; solo, suona e canta. Non so quando ha cominciato ma è come se stesse lì da una vita. Ogni tanto sposta il ciuffo dagli occhi. Non c&#8217;è nessuno lì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Café è buio.</p>
<p>Sul palco c&#8217;è un uomo seduto su una sedia, camicia sbottonata, gambe accavallate e chitarra in mano. Un faro ad illuminarlo.<br />
E&#8217; solo, suona e canta. Non so quando ha cominciato ma è come se stesse lì da una vita. Ogni tanto sposta il ciuffo dagli occhi.</p>
<p>Non c&#8217;è nessuno lì ad ascoltare, non c&#8217;è nessuno lì sul palco, ma è come se ci fosse un pubblico e qualcun altro stesse suonando con lui. Come se ci fosse un omone alla batteria, una squadra di archi, un gruppo di fiati, delle coriste lì in alto, e due violinisti a passarsi le note come palline da ping pong.</p>
<p>Non c&#8217;era nessuno, per lui.<br />
C&#8217;era un vetro appannato, uno solo. Un riquadro della vestrata della finestra più vicina al palchetto, non chiaramente visibile all&#8217;uomo con la chitarra era appannato.</p>
<p>Una ragazza, poggiava il naso infreddolito al gelido vetro della finestra. Aveva un cappello grigio e un vestito di lana lungo fino alle cosce, calze scure e scarpe basse. Rosse. Capelli scuri, lisci, occhi castani e lucidi per il freddo, nasino all&#8217;insù e labbra precise, perfette. Il suo respiro appannava il vetro.</p>
<p>L&#8217;uomo se ne accorse, la vide: aveva i capelli biondi, mossi, occhi chiari e labbra carnose, naso schiacciato contro il vetro. Quando lui incrociò il suo sguardo, la ragazza premette maggiormente sul vetro. Anche la mano sinistra era poggiata sul vetro come volesse trapassarlo e arrivare su quel palco e spostare il ciuffo dagli occhi all&#8217;uomo.</p>
<p>Lui continuò a cantare e a suonare.</p>
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		<title>A mia discrezione</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 23:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccillo Cafe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ciccillo Café]]></category>
		<category><![CDATA[bello]]></category>
		<category><![CDATA[importante]]></category>

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		<description><![CDATA[Qual è la cosa più importante del mondo? silenzio Non mi viene in mente niente. Forse, finché sei in vita, la libertà? Perché se te la tolgono &#8211; la libertà &#8211; puoi sempre prenderti la libertà di togliergli la libertà di togliertela &#8211; la libertà. O forse non lo so. Ma so cosa sarà importante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qual è la cosa più importante del mondo?</p>
<p><em>silenzio</em><br />
Non mi viene in mente niente. Forse, finché sei in vita, la libertà? Perché se te la tolgono &#8211; la libertà &#8211; puoi sempre prenderti la libertà di togliergli la libertà di togliertela &#8211; la libertà. O forse non lo so. Ma so cosa sarà importante anche se ora non lo è. Lo è potenzialmente senza essere &#8211; non esserlo. Non è ma sarà e sarà sicuramente importante perché non potrà essere altrimenti.</p>
<p>Ma la libertà è banale!</p>
<p>Può sembrarlo.</p>
<p>Ma una cosa importante veramente importante?</p>
<p>.. e una cosa bella?</p>
<p>Lo sguardo di una persona in un istante preciso: quando scopre di essersi persa, quando si smarrisce dovunque essa sia e in qualunque situazione, quando non sa più a cosa credere, quando perde per un piccolissimo attimo anche una pur minuscola certezza, quando crede di essere impazzita, quando crede di poter perdere qualcosa che non ha ancora ma che desidera ardentemente. Quell&#8217;istante lì, proprio il momento in cui crolla il pavimento e non ci sono più i muri, quegli occhi. Quello sguardo lì è bello.<br />
Tipo quando si spegne la luna.</p>
<p>Hai visto la luna spegnersi?</p>
<p>Qualche volta, e la prima volta sono caduto in mare e ho visto una medusa arancione gigante. Poi si è trasformata in luna. Forse quello sguardo lì non vale perché è durato più di un istante. Forse è stato più bello. Ma più bello del bello fa strano.</p>
<p>E sai cosa è importante?<br />
È qualsiasi cosa tu voglia, che sia materiale, spirituale, fisica, morale o immorale, a colori o in bianco e nero, che profumi o puzzi, che rida o pianga o ti faccia ridere o piangere e pensare. E ci puoi aggiungere qualsiasi cosa tu voglia e puoi toglierci quello che vuoi, è per te. Non ci sono limiti nè condizioni, ci sono paure, sogni, c&#8217;è dolore e sopportazione. C&#8217;è tutto.<br />
Mare, montagne, paesi, paesini, metropoli, c&#8217;è qualsiasi cosa e vedi questa cosa ovunque ti giri; e quando pensi solo a te stesso credi che vada bene comunque.<br />
chissenefregasenoncipensocipensogiàcosìtantocheperoggipuòbastare<br />
È questo, per me è questo. È l&#8217;amore e l&#8217;odio e anche l&#8217;indifferenza, ciò che esiste e non esiste.<br />
Potrei continuare ma mi fermo.<br />
<span id="more-520"></span><br />
Non mi rispondi,<br />
immagino tu sia perplesso.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gli Appunti Farfalla</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 08:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciccillo Café</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ciccillo Café]]></category>
		<category><![CDATA[anarchia]]></category>
		<category><![CDATA[appunti]]></category>
		<category><![CDATA[appunti farfalla]]></category>
		<category><![CDATA[dittatore]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[farfalle]]></category>
		<category><![CDATA[Il Grande Manovratore]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono dappertutto, volano e si posano ovunque. Ormai il Café ne è pieno. Quasi non si riesce a muoversi per quante ce ne sono. Sono farfalle. Sono delle farfalle appunti. Sono di diverse dimensioni e hanno ali variopinte. La stanza sembra un&#8217;enorme tavolozza tridimensionale. Catturandone una, si noterà che sulle ali, quasi fosse un&#8217;inchiostro molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono dappertutto, volano e si posano ovunque. Ormai il Café ne è pieno. Quasi non si riesce a muoversi per quante ce ne sono.<br />
Sono farfalle. Sono delle farfalle appunti.</p>
<p>Sono di diverse dimensioni e hanno ali variopinte. La stanza sembra un&#8217;enorme tavolozza tridimensionale.<br />
Catturandone una, si noterà che sulle ali, quasi fosse un&#8217;inchiostro molto leggero, c&#8217;è scritto qualcosa. Bene, sono appunti. Ogni farfalla porta sulle ali un discreto numero di parole e la sua dimensione varia a seconda del numero di parole. Poche parole. Appunti, appunto.</p>
<p>La stanza ne è piena, il bancone è magicamente risparmiato: ciò impedisce comunque di servire ai tavoli e di camminare fra essi agevolmente.</p>
<p>Le farfalle paiono tranquille e passano gran parte del loro tempo ferme. Succede però in alcuni momenti, e non si può prevedere quando e per quanto tempo, che le farfalle comincino a svolazzare per dovunque. Tutte si muovono, sembra che non ne rimanga neanche una ferma, qualcuna esce dalla finestra e rientra da qualsiasi altra parte; si tagliano la strada, si scontrano senza farsi nulla e proseguendo ognuna per la sua strada. Sarebbe bello isolarne una con lo sguardo e seguirne il cammino. Impossibile. Le farfalle sono legate le une alle altre.</p>
<p><em>Condannate all&#8217;anarchia</em> da un dittatore con penna e inchiostro magici.</p>
<p>Non è consigliabile provare a passarci di sopra, sono come i fantastici topolini: ne pesti una e ne compaiono svariate. Come strappare un pezzo di carta: da un unico foglio ne vengono fuori a migliaia.</p>
<p>Il Café è invaso e l&#8217;unico modo per liberarsene è metterle a riposo con &#8220;carta e penna&#8221;.</p>
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