Archive for the ‘Ciccillo Café’ Category

Sunday, 5 September 2010

Il gatto Stirner, Stirner il gatto

Bianco e grigio, un occhio contornato di bianco, l’altro grigio. Un occhio verde l’altro blu. Quello blu è sul pelo bianco, quello verde… beh, dove rimane.

Stirner ha un’altana tutta sua, piccola, sul tetto del Café. Sembra se la sia costruita da solo. Non ama l’acqua ma ama i temporali. Sembra quasi se la rida ogni volta che vien giù il diluvio: si sdraia sul davanzale, sornione ma beffardo guarda i passanti indaffarati dal proteggersi dai goccioloni. Ama i tuoni. Forse perché un po’ sordo.

Ogni mattina Stirner va al mercato del pesce e attende i pescatori. C’è sempre qualcosa che a loro sfutte; ma che non sfugge al felino.

L’altana non è una vera e propria altana: è una finestra più piccola sulla parete di una vera altana. Spesso gira nel Café. È silenzioso e non ama farsi vedere, anche quando è fra i tavoli. Se qualcuno suona lui è sempre lì, anche se non lo vedi.

In fondo non è sordo, ama i temporali e i tuoni.

Sunday, 31 January 2010

Il ragazzo ci aveva visto lungo. C’è da dire che non l’aveva fatto apposta.

Ricordo cos’era successo: era alla ricerca degli occhi e del sorriso della ragazza dell’autobus. Ogni giorno la stessa strada, ogni giorno gli stessi luoghi e la stessa fermata, nella speranza di ritrovarla.

Molto spesso è passato di qui, ha preso tè, caffè, cioccolate, e ogni volta ha sempre preso una bustina di zucchero… e se l’è intascata.

Perché lo faceva? Perché lo fa, sarebbe meglio dire.

Senza volerlo, senza sapere, il nodo è giunto al pettine. Come poteva saperlo che l’enigma delle bustine di zucchero sarebbe stato risolto dall’ordine degli eventi? Sembrava lo facesse apposta.

Tutto potrebbe avere un senso.

Wednesday, 27 January 2010

Le notti del Brividivendolo

A volte la luce non è necessaria. Si può rimanere benissimo con gli occhi chiusi, anzi è meglio.
Aver imparato tutto quando a luce accesa fa comodo, ma se ne può fare a meno. Ed è bello.

A volte è necessario che sia buio. È in pancia che lo senti. Dicono che queste volte qui l’oscurità è solo una sensazione esterna: ci sono i tavoli, ci sono le sedie, ci sono le tazzine, cucchiaini e zucchero. C’è il palco e c’è il camino, spento: emana ancora calore. Ci sono tutte le piastrelle del pavimento. C’è il bancone, c’è la porta. La magia è che queste cose, oltre che esserci, si fanno sentire.

Non c’è cosa peggiore che una lampadina accesa improvvisamente, in questi casi, e qui questo non può accadere.

Seduto al tavolo, immerso nell’ombra, Folenaire scrive. Come sempre la finestra alla sua destra, buio dentro e buio fuori. Ci sono le candele, spente – sono belle: una è marrone e l’altra magenta. Profumano. Le loro piccole fiamme giocano con le ombre e non è necessaria la luce perché sia visibile.

È tornato il Rubazucchero questa volta. È seduto ad un altro tavolo, il suo. Ha una tazza di tè fra le mani, le riscalda. Ha una bustina di zucchero in tasca, l’ha scelta fra le tante: l’ha sentita, la sua, e l’ha presa. Era la quarta che ha toccato col medio, l’ha sfilata e se l’è intascata. Il Rubazucchero non ha mai avuto bisogno di accenderele candele per giocare con la cera e guarda attraverso la finestra fissando il davanzale.

Stanno parlando i due, li sentite? Fate silenzio, e se prestate attenzione li sentirete.

Il pianoforte sta suonando ma nessuno è seduto allo sgabello, il palco vibra e la cenere balla sia nel camino che nel posacenere poggiato sul tavolinetto proprio davanti al fuoco, spento, fra le due sedie a dondolo.

Queste sono le notti del Brividivendolo, le sue preferite. Se ci fate caso potreste sentirlo sulla terrazza della Bottega. Gioca con la Luna.

Tuesday, 19 January 2010

Lo Scaffale in Rue des Fèves

Seguendo la strada che parte dal lungoceano, oltrepassando l’entrata del Ciccillo Café, proseguendo verso la Bottega del Brividivendolo ma svoltando a sinistra prima di entrare in piazza, si arriva in una strada molto stretta, lastricata in basalto ma con le lastre più piccole e più arrotondate..
Rue des Fèves, o via delle Fave.

Questa è una delle vie più aromatiche e profumate del paese. Camminando per questa via parallela al lungoceano, dopo una trentina di metri, si arriva davanti ad una vetrata enorme. In realtà non è enorme ma è a misura d’uomo. Anzi, è solo una finestra accanto ad una porta, molto piccola. Ciò che da il senso dell’enormità è quel che si vede attraverso. Cinquanta scaffali cinquanta, alti quattro metri, larghi un metro e mezzo con dieci mensole per uno, ospitanti migliaia di bottiglie provenienti dalle più pregiate cantine del mondo. “Del mondo” si fa per dire: sono pochi i posti dove si produce del vino pregiato. Lo Scaffale, si chiama così l’enoteca, e si capisce perché. Una piccola finestrella accanto ad una porta altrettanto piccola, è quel che l’enoteca concede al mondo.
Qui ci lavora un omino piccolo piccolo, tondo e glabro, detto Brunello. (more…)

Monday, 28 December 2009

Il naso contro il vetro

Il Café è buio.

Sul palco c’è un uomo seduto su una sedia, camicia sbottonata, gambe accavallate e chitarra in mano. Un faro ad illuminarlo.
E’ solo, suona e canta. Non so quando ha cominciato ma è come se stesse lì da una vita. Ogni tanto sposta il ciuffo dagli occhi.

Non c’è nessuno lì ad ascoltare, non c’è nessuno lì sul palco, ma è come se ci fosse un pubblico e qualcun altro stesse suonando con lui. Come se ci fosse un omone alla batteria, una squadra di archi, un gruppo di fiati, delle coriste lì in alto, e due violinisti a passarsi le note come palline da ping pong.

Non c’era nessuno, per lui.
C’era un vetro appannato, uno solo. Un riquadro della vestrata della finestra più vicina al palchetto, non chiaramente visibile all’uomo con la chitarra era appannato.

Una ragazza, poggiava il naso infreddolito al gelido vetro della finestra. Aveva un cappello grigio e un vestito di lana lungo fino alle cosce, calze scure e scarpe basse. Rosse. Capelli scuri, lisci, occhi castani e lucidi per il freddo, nasino all’insù e labbra precise, perfette. Il suo respiro appannava il vetro.

L’uomo se ne accorse, la vide: aveva i capelli biondi, mossi, occhi chiari e labbra carnose, naso schiacciato contro il vetro. Quando lui incrociò il suo sguardo, la ragazza premette maggiormente sul vetro. Anche la mano sinistra era poggiata sul vetro come volesse trapassarlo e arrivare su quel palco e spostare il ciuffo dagli occhi all’uomo.

Lui continuò a cantare e a suonare.

Monday, 26 October 2009

A mia discrezione

Qual è la cosa più importante del mondo?

silenzio
Non mi viene in mente niente. Forse, finché sei in vita, la libertà? Perché se te la tolgono – la libertà – puoi sempre prenderti la libertà di togliergli la libertà di togliertela – la libertà. O forse non lo so. Ma so cosa sarà importante anche se ora non lo è. Lo è potenzialmente senza essere – non esserlo. Non è ma sarà e sarà sicuramente importante perché non potrà essere altrimenti.

Ma la libertà è banale!

Può sembrarlo.

Ma una cosa importante veramente importante?

.. e una cosa bella?

Lo sguardo di una persona in un istante preciso: quando scopre di essersi persa, quando si smarrisce dovunque essa sia e in qualunque situazione, quando non sa più a cosa credere, quando perde per un piccolissimo attimo anche una pur minuscola certezza, quando crede di essere impazzita, quando crede di poter perdere qualcosa che non ha ancora ma che desidera ardentemente. Quell’istante lì, proprio il momento in cui crolla il pavimento e non ci sono più i muri, quegli occhi. Quello sguardo lì è bello.
Tipo quando si spegne la luna.

Hai visto la luna spegnersi?

Qualche volta, e la prima volta sono caduto in mare e ho visto una medusa arancione gigante. Poi si è trasformata in luna. Forse quello sguardo lì non vale perché è durato più di un istante. Forse è stato più bello. Ma più bello del bello fa strano.

E sai cosa è importante?
È qualsiasi cosa tu voglia, che sia materiale, spirituale, fisica, morale o immorale, a colori o in bianco e nero, che profumi o puzzi, che rida o pianga o ti faccia ridere o piangere e pensare. E ci puoi aggiungere qualsiasi cosa tu voglia e puoi toglierci quello che vuoi, è per te. Non ci sono limiti nè condizioni, ci sono paure, sogni, c’è dolore e sopportazione. C’è tutto.
Mare, montagne, paesi, paesini, metropoli, c’è qualsiasi cosa e vedi questa cosa ovunque ti giri; e quando pensi solo a te stesso credi che vada bene comunque.
chissenefregasenoncipensocipensogiàcosìtantocheperoggipuòbastare
È questo, per me è questo. È l’amore e l’odio e anche l’indifferenza, ciò che esiste e non esiste.
Potrei continuare ma mi fermo.
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Saturday, 15 August 2009

Gli Appunti Farfalla

Sono dappertutto, volano e si posano ovunque. Ormai il Café ne è pieno. Quasi non si riesce a muoversi per quante ce ne sono.
Sono farfalle. Sono delle farfalle appunti.

Sono di diverse dimensioni e hanno ali variopinte. La stanza sembra un’enorme tavolozza tridimensionale.
Catturandone una, si noterà che sulle ali, quasi fosse un’inchiostro molto leggero, c’è scritto qualcosa. Bene, sono appunti. Ogni farfalla porta sulle ali un discreto numero di parole e la sua dimensione varia a seconda del numero di parole. Poche parole. Appunti, appunto.

La stanza ne è piena, il bancone è magicamente risparmiato: ciò impedisce comunque di servire ai tavoli e di camminare fra essi agevolmente.

Le farfalle paiono tranquille e passano gran parte del loro tempo ferme. Succede però in alcuni momenti, e non si può prevedere quando e per quanto tempo, che le farfalle comincino a svolazzare per dovunque. Tutte si muovono, sembra che non ne rimanga neanche una ferma, qualcuna esce dalla finestra e rientra da qualsiasi altra parte; si tagliano la strada, si scontrano senza farsi nulla e proseguendo ognuna per la sua strada. Sarebbe bello isolarne una con lo sguardo e seguirne il cammino. Impossibile. Le farfalle sono legate le une alle altre.

Condannate all’anarchia da un dittatore con penna e inchiostro magici.

Non è consigliabile provare a passarci di sopra, sono come i fantastici topolini: ne pesti una e ne compaiono svariate. Come strappare un pezzo di carta: da un unico foglio ne vengono fuori a migliaia.

Il Café è invaso e l’unico modo per liberarsene è metterle a riposo con “carta e penna”.

Monday, 16 March 2009

Folenaire?

Ultimamente gira su una bici; una bici con un solo pedale. Non so che fine abbia fatto fare alla sua moto, Folenaire. La cosa strana è che quando è confuso o indeciso su qualcosa, questo qualcosa scompare, non lo si vede più. Non si sa che fine faccia fare a queste cose. Forse le nasconde, non le vuole sotto gli occhi per cercar di indirizzare le sue decisioni serenamente.

E’ strano: un tempo girava su una gran bella moto, nera, forse rossa. C’è da confondersi, eh? Mica facile. Era nera; oppure rossa. Però era molto bella. Non c’entrava niente quella moto con lui, oppure c’entrava fin troppo. Non è facile spiattellare certe affermazioni nero su bianco.

Poi non so che gli è passato di mente, però ora gira su una bici con un solo pedale. Come fa a mandarla avanti non lo so.

L’avete mai visto davanti allo specchio? (more…)

Tuesday, 10 March 2009

Il punto dirimpettaio

Succedeva spesso, la sera quasi a notte, che qualcuno si affacciasse in terrazza e silenzioso accendesse una sigaretta. Si vedeva un punto arancione diventare rosso, a intervalli. Non lo si vedeva, ma era lì.

Spesso usciva in terrazza e osservava le finestre illuminate dall’interno; a notte ormai quasi tutte spente. Credeva di essere solo e illuminava a sprazzi la sua sigaretta.

Era solito guardare le stelle: nessun posto sulla faccia della terra permetteva una visione adrenalinica come quella della terrazza della Bottega del Brividivendolo. Nessun posto poteva godere di stelle provenienti da entrambi gli emisferi. Inimmaginabile.

Era solo, credeva. Beltegeuse difronte, e del fumo fra i suoi occhi e la luce della stella. Era solo, quando ad un tratto scorse un punto rosso. Era rosso e arancione a intervalli, come il suo. Non era mai successo. Finì la sua sigaretta ma rimase lì, curioso di vedere cosa avrebbe fatto il punto dirimpettaio. Sapeva di esser stato visto ma non accese nient’altro. Il punto dirimpettaio continuava ad illuminarsi a sprazzi, pian piano sempre più intensamente.

Si spense. Prima o poi doveva spegnersi.
Silenzio.
Non che già non ce ne fosse: c’era un po’ di vento e si sentivano le onde del mare cantare a distanza; ma quando i punti si spensero entrambi, anche il vento si arrestò e il mare abbassò la voce quasi a tacere.

Rimasero lì tutta la notte, al buio; nessuno di loro riaccese una sigaretta e rimasero lì seduti sotto una coperta a guardare le stelle fino al caffè del mattino, lontani un po’ di balconi.

Chi fossero non lo sapevano e non riuscivano ad immaginare chi e dove fosse l’altro. Della Bottega sanno in pochi, ma oltre la Bottega c’è il mondo e il secondo punto poteva venire da chissà quale luogo disperso fra valli, monti e colline; in mare aperto oppure a riva, su un albero. Eppure era lì a pochi balconi di distanza, sotto una coperta, cullato da Beltegeuse.

Sunday, 22 February 2009

Non è bello trascurare posti come questo. Non è bello trascurare questo posto.

Non riesco a capire se c’è polvere o è solo un riflesso particolare di questa luce bianca proveniente dall’esterno.

Fa freddino, eppure c’è il caminetto acceso. Anzi, c’è un bel tepore nonostante il camino sembri essere spento chissà da quanto tempo.

E’ come se ci fosse vita, movimento, barista, camerieri, donna delle pulizie, clienti.. tutti. Eppure non si vede nessuno, come avvertire una sorta di movimento ma non veder muovere neanche un granello di polvere, se questa è polvere.

E’ tutto un po’ troppo grigio per i miei gusti.

Friday, 26 September 2008

Ho un amico lì dall’altra parte che si lamenta, ma di cosa? Non lo sa manco lui, non ha voglia di pensarci.

Più che altro sarebbe più contento se…
se?
un attimo!

Non è che si lamenta, qualche volta gli sfugge. Ma non vuole farlo, ma ogni tanto viene spontaneo.
E allora?
Niente… poi ti racconto un’altra storia.

Come va?

Monday, 15 September 2008

La Gatta e la Luna Piena

Se ne sono accorti, scappa finché puoi. Anzi no, se ne sono accorti e basta.

- Sai? Credo che non sia strano che la gatta si sia fatta vedere ora.
- Eh no, lo pensavo anche io.
- E’ oggi vero?
- Si, questa sarà notte di luna piena, e lei conosce perfettamente come godersela.

Saltella sui tetti finché non raggiunge il suo covo da dove può vederla ovunque essa sia. All’ombra notturna dei caminetti la gatta ama la Luna piena e ne vuole godere da sola. Decide lei quando scendere e quando rimanere nascosta. I giorni prossimi alla Luna piena la gatta è attenta e sempre all’erta, scende a spiare gli esseri umani, scende a farsi coccolare avida di affetto.

Affetto che renderà solo a sera.

La gatta è avida di affetto, ne prende quanto può, ne dà col contagocce.
Chi però finisce nelle grazie della gatta, rimarrà estasiato dalle sue notti di luna piena tanto da potersi suicidare nel momento in cui la gatta sceglierà di risparmiare le sue fusa o indirizzarle altrove.

Sunday, 14 September 2008

Alici, latte e biscotti

C’è un gattino fuori dalla porta.
C’è un gattino che si lecca i baffi e paziente aspetta.
Aspetta gustuando le sue alici. Le annusa, le lecca e pian piano le mangia.
Guarda attento cosa succede intorno, guarda le signorine che passano. Fingendosi distratto passa sotto le loro gonne che danzano al vento. Si porta sul pelo dell’acqua, osserva le nuvole riflesse e lentamente avvicina la zampa, distrugge il riflesso e scappa via.

Torna dietro la porta e aspetta, paziente. Si finge paziente il gattino, e si gusta la sua colazione.

Latte e biscotti. Il nostro gattino fa colazione con latte e biscotti.

Friday, 5 September 2008

La Partita a Scacchi

Quello che ricordo è che Il Conte era nel bel mezzo di una partita a scacchi.

Il était en train de jouer une match des échecs. Il y a beaucoup des années que Le Conte a commancé cet match.

Eppure è ancora lì seduto, scacchiera davanti.

Il est en train de faire le mouvement prochain. Il pense qu’il peut gagner avec un seul mouvement.

O forse due. O pochi. Questa partita è importante vincerla.

Sono anni e anni che il conte è seduto lì con la scacchiera davanti.

E’ per questo che parla poco, se ne parla poco per non deconcentrarlo.

Forza Conte!

Thursday, 31 July 2008

Come Tutto il Resto

- “Sono nuvole quelle all’orizzonte?” – chiese il ragazzo.
- “Si, nuvole.” – rispose Folenaire.
- “E sono così nere?”
- “Certo, molto nere.”

Il Rubazucchero voltò lo sguardo verso Folenaire, lui sorrise, poi rivolse gli occhi ancora sulle nere nuvole all’orizzonte.
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