Succede lì in fondo
seduto al pianoforte
quando non c’è nessuno.
Quando seduto al pianoforte crede non ci sia nessuno.
Lo vedi da come tocca i tasti, lentamente, velocemente, volgarmente, dolcemente, ferocemente, li accarezza o vorrebbe distruggerli. Non c’è nessuno e lui non è lì.
È una magia: sono quei momenti in cui suona il piano e tu non ascolti quello che sta suonando ma vedi ciò cui sta pensando. Suona bazzecole a volte… ma te ne accorgi che non sta suonando.
Puoi vedere di tutto: puoi vedere la donzella cui sta pensando, o la causa della sua rabbia, o della sua solitudine. È lì, nudo, in quelle note. Non si può arrivare più a fondo di così. Folenaire e le sue poche note.
Così nei momenti più soli e dolci a sorpresa puoi frugare nei suoi pensieri più profondi e sbirciare i suoi desideri. Le sue bramosie.
Le note erano lente e dolci, legate, e andavano dalle spalle fino al coggige, attraversavano la schiena, passavano suoi fianchi e risalivano sino alla nuca, fra i capelli. E se non avesse smesso…
Era come la stesse accarezzando, nascosta tra i tasti bianchi, provocata con quelli neri.
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