Il Rubazucchero non mangia dolci

Ho sempre bisogno di nuove storie. Nuovi occhi nei quali intrufolarmi risalendone lo sguardo, fino ad arrivare alle viscere, raggiungere il midollo, contarne i linfociti, sentirli blaterare… e raccontarli.

Finché non incontro occhi che al midollo non mi ci fanno arrivare, mi sollevano da terra, mi fanno volare e mi fanno perdere qualsiasi contatto con la realta. Come fossero una porta fra universi.
Quando incontri questi occhi qui è dura, mi posso fare molto male. Per fortuna è raro incontrarne. O per sfortuna.

È per questo che mi ritrovo spesso in situazioni ambigue, interessanti e pericolose: mi caccio sempre nei guai.
Sono contento di cacciarmi nei guai, anche quando torno qui triste a bere il mio buon tè, mesto, seduto, e non ho le forze di guardare dalla finestra. Fisso il tavolo, la tazza, poi non ce la faccio e guardo la finestra come il rubazucchero guarda le porte dell’autobus chiudersi, sperando di rivedere quel sorriso.

C’è che questa sera è tornato qui anche il Rubazucchero, è triste. Stasera è tornato qui con me, mesto. S’era rivisto dopo tanto tempo e sembrava aver ritrovato gli occhi che cercava. Stava volando e si vedeva. Guarda fuori della finestra il Rubazucchero; ha rubato le sue bustine ma non ha ordinato nulla.

Nella notte, alla sola luce della Luna, si formarono rigagnoli sulle sue guance. Non erano rigagnoli di caramello, il Rubazucchero non mangia dolci.

Sono bellisimi i tuoi occhi, e fanno un male cane.

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