Una ragazza che suona il pianoforte, le rotelle del pianoforte sono sbloccate, lo sgabello segue il piano.
Suona Mozart.
Il piano corre veloce e le mani della ragazza anche. Lei è in sella allo sgabello e corrono giù per la strada, come fossero nel salone di quel transatlantico.
C’è un ragazzo dietro di lei, la insegue, vuole ascoltare la sua musica, lei non vuole fargliela sentire ma non può smettere di suonare. Allora corre… e suona.
Il ragazzo la insegue, cerca di starle dietro, e ascolta quella musica ma non si accorge di quel che non va: per uno strano effetto della natura, le note in velocità del piano vengono distorte, e fuggono via dalle orecchie del ragazzo lasciandogli una melodia fastidiosa, bella ma fastidiosa, celante.
Sa che ciò che sta suonando la ragazza non è quello che sentono le sue orecchie e allora corre più forte, cerca di raggiungerla, la musica è ancora distorta e fastidiosa.
Il pianoforte allora arriva ai piedi di una strada in salita, e rallenta fino a fermarsi. Si blocca. Il ragazzo raggiunge il pianoforte e le mani di lei, come dei ragni saltellanti, continuano ad accarezzare il pianoforte. Non può smettere di suonare.
Cosa farà? Cambierà musica fingendosi Bach o gliela farà ascoltare?
Il ragazzo raggiunge il pianoforte e si siede per terra, in modo da poter guardar le sue mani sfiorare dolcemente i tasti.
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