Lo Scaffale in Rue des Fèves
Seguendo la strada che parte dal lungoceano, oltrepassando l’entrata del Ciccillo Café, proseguendo verso la Bottega del Brividivendolo ma svoltando a sinistra prima di entrare in piazza, si arriva in una strada molto stretta, lastricata in basalto ma con le lastre più piccole e più arrotondate..
Rue des Fèves, o via delle Fave.
Questa è una delle vie più aromatiche e profumate del paese. Camminando per questa via parallela al lungoceano, dopo una trentina di metri, si arriva davanti ad una vetrata enorme. In realtà non è enorme ma è a misura d’uomo. Anzi, è solo una finestra accanto ad una porta, molto piccola. Ciò che da il senso dell’enormità è quel che si vede attraverso. Cinquanta scaffali cinquanta, alti quattro metri, larghi un metro e mezzo con dieci mensole per uno, ospitanti migliaia di bottiglie provenienti dalle più pregiate cantine del mondo. “Del mondo” si fa per dire: sono pochi i posti dove si produce del vino pregiato. Lo Scaffale, si chiama così l’enoteca, e si capisce perché. Una piccola finestrella accanto ad una porta altrettanto piccola, è quel che l’enoteca concede al mondo.
Qui ci lavora un omino piccolo piccolo, tondo e glabro, detto Brunello. Conosce tutte le bottiglie, i profumi, i colori, gli abbinamenti di tutti i vini presenti nella sua enoteca. Un listino c’è, è inutile; le guide non sono altrettanto esaustive e complete.
I cinquanta scaffali sono tutti in massello di noce, non crollerebbero mai. Nessuno ha mai osato dubitare di questo: Brunello si farebbe seppellire lì, sotto gli scaffali, fra i vetri delle bottiglie e la miriade di sfumature dei suoi pregiatissimi vini. Fu Mastro Sottobraccio a realizzarli: monumentali e resistenti, tutti e 50 fatti da lui e dai suoi aiutanti. Qualcuno sostiene che li abbia portati qui tutti e 50 a mano, sottobraccio appunto.
Una volta aperta la porta, al cospetto dei cinquanta scaffalli, gli uomini hanno reazioni diverse: chi sgrana gli occhi, chi si intimorisce, chi vorrebbe scoppiare a piangere, chi vorrebbe scappare e basta, chi ride.
Folenaire ride, come sempre: guarda gli scaffali nella loro interezza. Entra, guarda in basso, chiude la porta, si gira, e si gode lo spettacolo. Ride. Ne percepisce il colore nel complesso, poi a grandi macchie e pian piano separa i colori e le macchie diventano sempre più piccole e brillanti. Ama osservare le etichette, Folenaire. Si sofferma sempre su quelle scritte a mano: dice che per lui quelli sono i vini migliori.
Ciccillo non può che guardare uno scaffale alla volta, una visione complessiva potrebbe causargli dei problemi di equilibrio e quindi seri danni alle bottiglie, data la sua mole.
Il Conte, beh.. il Conte sa sempre quel che vuole. Conosce le bottiglie più eleganti e raffinate e non tentenna mai innanzi a contanta grazia.
Bianco, rosso, rosato, novello, liquoroso, passito, barricato, ruspo, spumante, champagne: effluvio cromatico e rapitore.
Dietro il bancone principale, scuro e massiccio anch’esso, stessa fabbricazione degli scaffali, c’è una piccola porta che conduce alla cantina. La cantina custodisce le bottiglie più delicate, per fattura e per conservazione.
Dallo Scaffale si esce sempre ubriachi anche senza aver bevuto neanche una goccia. L’enoteca non è l’unico fiore di Rue des Fèves. A pochi metri, sull’altro lato della strada, c’è la cioccolateria.