Monday, 28 December 2009

Il naso contro il vetro

Il Café è buio.

Sul palco c’è un uomo seduto su una sedia, camicia sbottonata, gambe accavallate e chitarra in mano. Un faro ad illuminarlo.
E’ solo, suona e canta. Non so quando ha cominciato ma è come se stesse lì da una vita. Ogni tanto sposta il ciuffo dagli occhi.

Non c’è nessuno lì ad ascoltare, non c’è nessuno lì sul palco, ma è come se ci fosse un pubblico e qualcun altro stesse suonando con lui. Come se ci fosse un omone alla batteria, una squadra di archi, un gruppo di fiati, delle coriste lì in alto, e due violinisti a passarsi le note come palline da ping pong.

Non c’era nessuno, per lui.
C’era un vetro appannato, uno solo. Un riquadro della vestrata della finestra più vicina al palchetto, non chiaramente visibile all’uomo con la chitarra era appannato.

Una ragazza, poggiava il naso infreddolito al gelido vetro della finestra. Aveva un cappello grigio e un vestito di lana lungo fino alle cosce, calze scure e scarpe basse. Rosse. Capelli scuri, lisci, occhi castani e lucidi per il freddo, nasino all’insù e labbra precise, perfette. Il suo respiro appannava il vetro.

L’uomo se ne accorse, la vide: aveva i capelli biondi, mossi, occhi chiari e labbra carnose, naso schiacciato contro il vetro. Quando lui incrociò il suo sguardo, la ragazza premette maggiormente sul vetro. Anche la mano sinistra era poggiata sul vetro come volesse trapassarlo e arrivare su quel palco e spostare il ciuffo dagli occhi all’uomo.

Lui continuò a cantare e a suonare.





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