Il Papiluscio

Erano qui, le avevo prese.

Preso!
il papiluscio.
Intrappolato nel pugno.
Soddisfatto
impasto un desiderio

Preso,
come le parole.

Ci sono, eccole!
Bisogna solo metterle giù, ce le ho.

Non sono parole.
È lo stomaco
sprofonda
cede
cade come un masso in una fossa nell’oceano
verso il centro della terra.

Chi ha legato le gambe al masso?

Eccole, le parole!
Sono sulla lingua
si fanno largo
navigano sulle pupille
ronzano per aria vicino le orecchie come le zanzare
e su un pezzo di carta
riposto in tasca
si inabissano con la pietra.

Pronto a soffiar via il Dente di Leone,
col desiderio a inumidire le labbra,
dissolto il pugno
viene sorpreso un solcato vuoto.

Sfugge Mercurio,
artefatto papiluscio concessore di illusioni,
lasciando al medesimo trepidante vuoto
delle parole ora dissolte.

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