Il Paese dei Cappellai è uno dei tanti paesi strani di questo mondo.
Qui le strade sono tutte lastricate di basalto, scuro e splendidamente lucido sia che piova sia che sia bel tempo. Le strade di questo paese sono molto pericolose quando bagnate, capita spesso di scivolare e di perdere il cappello.
Perdere il cappello nel Paese dei Cappellai è la cosa più sgradevole che possa succedere. La vita di un uomo è impostata in base al cappello che porta: mestiere, frequentazioni, cultura, autorevolezza, potere e qualità quante più ne riuscite a trovare. Qui non è l’abito a fare il monaco, ma il cappello fa l’abito il quale fa il monaco.
I cappelli costano un occhio della testa, qualche volta un rene altre volte delle dita oppure una gamba, volendo tutte e due gambe; una casa oppure l’auto o i figli. Anche l’anima. I cappelli non si comprano con soldi. Possono essere scambiati con altri cappelli, ma non possono essere rubati. Il furto del cappello viene scontato con l’esilio o la pena di morte, a scelta del cittadino.
Alcuni preferirebbero morire piuttosto che venire esiliati senza cappello.
I cappelli si prendono dal cappellaio e cappellai si nasce. Mi correggo: cappellai lo si può diventare se il cappellaio decide di scambiare la sua bottega con qualcosa. Le botteghe non possono essere comprate: la bottega non è sempre ereditabile. Il figlio di un cappellaio può non meritarla e il cappellaio può scegliere di tramandarla adottivamente come ai tempi dell’Impero.
Capita a volte che qualcuno perda il cappello al gioco e non c’è peggior disonore: la perdita del cappello comporta la perdita della moglie, dei figli e delle proprietà tutte. Il buon cuore del vincitore può salvarlo dalla vergogna solo restituendogli il cappello.
Far cadere il cappello per terra in pubblico, per strada o a teatro, a lavoro o davanti casa, è un’ulteriore vergogna. A differenza della perdita del cappello al gioco non comporta perdite reali se non l’amicizia e il rispetto delle persone presenti all’avventimento. Difficilmente una ragazza concederà le sue grazie al fidanzato la sera e i primi giorni a seguire l’infausto evento.
C’è un cappellaio molto particolare al Paese dei Cappellai. E’ una donna: la Cappellaia Regina o Regina dei Cappellai. Costei è una veneranda signora dai capelli lunghi e biondi. Nessuno ha mai capito o provato a pensare se i suoi capelli fossero di un vero biondo o di un biondo periodico. La bionda signora è assistita da due donne, una giovane donna mora molto affascinante e sempre elegante, e una signora bionda anch’essa e con i capelli corti. La prima è solita indossare bellissimi vestiti molto raffinati, l’altra ama particolarmente i pantaloni e le giacche.
La Cappellaia Regina vende i cappelli più potenti che si possano trovare: gli uomini più illustri e rispettati, gli uomini più amati e ammirati del Paese posseggono un cappello della Cappellaia.
C’è però una particolarità che rende molto arduo possedere un suo cappello: la Cappellaia non ci vede molto bene né ama essere contraddetta. E’ difficile chiedere con precisione un cappello alla cappellaia né è facile uscire dalla sua bottega col cappello che si voleva realmente comprare. Le sue due assistenti sono sempre in agguato, scrutano, esaminano e a volte ammirano. Si rendono partecipi della scelta e sono solite dare consigli: che si provi a non ascoltare i consigli delle due signore, è una sfida.
Così si viene fuori dalla bottega a volte più contenti di quel che si era prima di interloquire con le signore, a volte storditi e a volte scontenti. Ma che non lo venga a sapere la Cappellaia tanto meno la sua giovane e bella assistente: ne andrebbe della propria vita.
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