Quella volta Dante rimase fuori della porta dell’inferno.
Non per molto.
Enorme e purpurea quella porta gli si presentò persino spalancata. Ma Dante attese. Al di sopra della porta, poggiate su dei rampicanti che la contornavano c’erano due aquile. Lo fissavano e minacciose camminavano avanti e indietro. Dante doveva oltrepassare la porta ma decise di aspettare Virgilio.
Ironia della sorte nel frattempo gli si presentò un ometto proveniente da Firenze. Vi chiederete se Dante lo conoscesse, quanti abitanti volete che avesse Firenze all’epoca? Eppure no, non lo conosceva: il nostro Dante non è fiorentino.
Erano in due a dover oltrepassare quella porta allora: uno in attesa di Virgilio e l’altro in attesa di quel che aspettava il primo.
Raccontata così è un po’ ilare la nostra storia, ma così non è.
Oltre la porta c’era un giardino oscuro e misterioso, c’era un aeroporto, un oceano e un nuovo continente da scoprire. E poi c’erano tanti gabbiani e lucertole e vermicelli striscianti e rotolanti. E tanti occhi vispi e curiosi.
curiosità
Le piante, le pareti e il soffitto e le stelle e la luce e il buio e le sedie e il pavimento di quel posto erano impregnati di curiosità.
