Sono dappertutto, volano e si posano ovunque. Ormai il Café ne è pieno. Quasi non si riesce a muoversi per quante ce ne sono.
Sono farfalle. Sono delle farfalle appunti.
Sono di diverse dimensioni e hanno ali variopinte. La stanza sembra un’enorme tavolozza tridimensionale.
Catturandone una, si noterà che sulle ali, quasi fosse un’inchiostro molto leggero, c’è scritto qualcosa. Bene, sono appunti. Ogni farfalla porta sulle ali un discreto numero di parole e la sua dimensione varia a seconda del numero di parole. Poche parole. Appunti, appunto.
La stanza ne è piena, il bancone è magicamente risparmiato: ciò impedisce comunque di servire ai tavoli e di camminare fra essi agevolmente.
Le farfalle paiono tranquille e passano gran parte del loro tempo ferme. Succede però in alcuni momenti, e non si può prevedere quando e per quanto tempo, che le farfalle comincino a svolazzare per dovunque. Tutte si muovono, sembra che non ne rimanga neanche una ferma, qualcuna esce dalla finestra e rientra da qualsiasi altra parte; si tagliano la strada, si scontrano senza farsi nulla e proseguendo ognuna per la sua strada. Sarebbe bello isolarne una con lo sguardo e seguirne il cammino. Impossibile. Le farfalle sono legate le une alle altre.
Condannate all’anarchia da un dittatore con penna e inchiostro magici.
Non è consigliabile provare a passarci di sopra, sono come i fantastici topolini: ne pesti una e ne compaiono svariate. Come strappare un pezzo di carta: da un unico foglio ne vengono fuori a migliaia.
Il Café è invaso e l’unico modo per liberarsene è metterle a riposo con “carta e penna”.
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