Sfreccaire sentendo scivolare l’aria sulla giacca, e sul casco. Avvertirla cercare di aprirti le gambe e tenerle ben strette, avvinghiate alla moto.
I cavalli spingono.
Cercare di far invadere il corpo dall’adrenalina fino a non sentirlo più. Non scappare quando il mare si ritira, cercare il luogo più sicuro per vedere la grande onda passarti sotto i piedi.
tremare
Avvertire la natura sfiorarti maestosamente, sentirla intrufolarsi schiva e segnarti indelebilmente. Udire le urla della gente, dell’uomo spavaldo, ammaestrato.
Tremare
come la terra quando decide di cambiare posizione quando le si stanno per addormentare le gambe. Guardarla metter giù la gamba destra, accavallare la sinistra, e svenire.
Avvertire il pavimento traballare, sussultare la sabbia in spiaggia e vibrare il motore fra le ginocchia. L’adrenalina impazza.
E’ sperare di vivere un terremoto, percepire il tremore sotto i piedi, accusarlo sulla la pelle, sperare di sopravvivere, magari indenne.
Sfiorare la mancanza di rispetto nei confronti di chi non ti capisce e di chi non puoi ancora capire.
Immaginare una città ondeggiante, così forte e così fragile davanti all’immensità della Natura. Prevedere lo sgomento inconsapevole di chi guarda da lontano – pochi metri – e ascoltarne le parole inutili. Ideare la paura in chi s’è visto trascinare via dall’acqua, seppellire sotto le macerie, scaraventarsi per aria senza più nulla fra le ginocchia.
Pochi attimi, più lunghi di una vita, più vecchi del tempo. Sentirla sulla pelle, accarezzarti e stringerti la mano. Ti accompagnerà per sempre, se sopravviverai.
Ammesso che debba morire, vorrei riconoscere l’immensità della Terra, accorgermi di quanto è grande e potente; e morire contento annegando nell’adrenalina.
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