Il piacere intellettuale disciolto nelle pozzanghere

All’improvviso si ritrovò più solo.

Nello spirito, nel pensiero. Scoprì che uno spirito collettivo non c’era più. Scoprì che c’era poco da sperare e poco da spiegare. Lo chiamò sconforto.

La memoria risponde alle leggi della ciclicità, e solo qualcosa di più grave e grande e grosso avrebbe scosso qualcuno, anche tanti, ma ne avrebbe svelgliati pochi. Troppe parole, troppo poche.

Il piacere intellettuale era creatura ormai rara e protetta. No, solo rara. Neanche dalla terrazza del Brividivendolo è facile vederne.

Intenti ad abbatter sempre più barriere, scavarono fosse dalle quali difficilmente sarebbero riemersi. Che ne avevano fatto del terreno asportato alla Terra?

Per anni avevano costruito grattacieli con pilastri di compensato e paglia levigata. Non potevano permettersi mazzi di rafia.


Il vuoto si faceva largo, e i piccoli piaceri cominciavano a trasformarsi in vizi, perché troppo poco goduti nella loro lentezza e sempre più violentati rapidamente, di corsa, nella rincorsa di un treno di fantasmi.

La sola speranza era quella stessa paglia che li stava facendo franare. Bagliori dispersi fra le pozzanghere ignare di tutto, perse già prima di essere conquistate.

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