… e seguendo le tracce di cioccolata finii in un corridoio molto lugubre. Era tutto completamente buio se non fosse per delle candele accese poggiate per terra di tanto in tanto. Erano bianche rosse, arancioni, gialle e apparentemente erano disposte in maniera casuale. Il corridoio era molto stretto e lungo.
C’era musica in sottofondo. Un pianoforte suonava lontano e man manco che percorrevo il corridoio le note risunavano più forte. Le tracce non le vedevo più se non sulle candele: le aveva lasciate lui.
L’intensità della musica era sempre maggiore. Vedevo che la luce in fondo cambiava, il corridoio era finito.
Arrivai in una stanza molto grande ma ben poco illuminata: c’erano ancora candele, candele ovunque e vidi che il mio uomo era lì che parlava. Sembrava parlasse da solo. C’erano delle scale che portavano su un pulpito e l’uomo con gli occhiali tondi sedeva lì sotto, su una sedia di legno molto strana.
Salii su per le scale. Non mi aveva visto, o almeno così credevo.
Ascoltai le sue parole. Era un uomo di scienza ma parlava di tutto. Conoscevo la sua tesi: le leggi umane sono come quelle naturali; sociologi, psicologi e loro colleghi fanno un lavoro inutile. Ci hanno capito ben poco e continuano a pagarli per dire baggianate. Era esperto conoscitore dei mondi più piccoli e conosceva le leggi che regolavano l’esistenza delle più piccole particelle di cioccolata (la così detta Dark Matter) e le particelle di tutti gli altri colori. Visibili e non visibili: che chiaramente non potevano essere identificate da colori – ma questa è un’altra storia.
Era sempre stato convinto che dovessero essere gli scenziati a dirigere il mondo, ma in pochi avallavano la sua tesi. Ma poco importava: dispensava consigli sapendo di non doverlo fare. Ripeteva sempre “I consigli van dati solo in due occasioni: se richiesti e se questione di vita o di morte. Ma purtroppo violo spesso questo grande principio.”
“Il mondo dovrebbe essere diretto da scenziati. Credete forse che le leggi umane siano tanto diverse da quelle della natura? Prendete due particelle qualsiasi, anche se non si tratta di cioccolata fa niente. Prendete quelle più piccole possibile e cercate di rinchiuderle in una scatolina. La scatola dev’essere quanto più piccola possibile. Quella? E’ troppo grande, ancora più piccola. No! Ancora troppo grande, ne serve una ancora più piccola. Ancora più piccola.. più piccola, molto più piccola. Ancora più piccola. Avvicina ancora le particelle ancora di più e ancora e ancora e ancora e ancora e ancora di più. Tanto più avviciniamo le particelle tanto maggiore sarà l’energia in gioco, che sia essa sprigionata o racchiusa. Questo dipende dalle particelle e da quello che vogliamo fargli fare. Con gli esseri umani cosa succede? Non succede forse la stessa cosa? Quanto più due esseri umani sono vicini, tanto maggiore è la loro energia. Poi in base ai loro rapporti può succedere di tutto. Due persone molto molto arrabbiate fra loro se poste molto molto vicine potrebbero sprigionare tanta energia: potrebbero litigare, urlare fino a prendersi a botte. E cosa succede a due persone innamorate? Tanto più sono innamorate e vicine, tanto maggiore sarà la loro energia. Potrebbero scambiarsi effusioni, baci, carezze, fare l’amore. E quest’energia potrebbe trasformarsi in massa, checché vari teorici possano pensarci: potrebbe nascere una piccola peste piena di energia tanto da abbattere una casa intera e sconvolgere la vita di almeno due persone. Siete ancora convinti che gli uomini non debbano rispettare le stesse leggi che devono rispettare atomi, protoni, elettroni, quark?”
“E pensate un po’ più in grande. Pensate alla Terra e a quanto è grande! Tanta tanta massa egoista. Provate a lasciare libera una qualsiasi altra massa: una penna, un cucchiaino, una palla, uno sputo, una piuma, un pelo. La Terra e la sua immensa massa è talmente avida da attirarla a sè. Prendete una massa ancora più grande: il Sole. Questa è tanto più grande e tanto più avida che vorrebbe con sè tutti i pianeti che gli girano attorno. Vogliam parlare dei buchi neri? Avvicinatevi e poi venite a raccontarmi cosa succede da quelle parti. Cosa c’entra questo con gli uomini? Pensate alla massa aurea e cartacea dei grandi signori che abitano queste terre: non è forse vero che più ne hanno più ne vogliono, più ne attirano?”
A un certo punto l’uomo dagli occhialini tondi si alzò e si diresse verso un angolo buio. Le note continuavano a danzare sulle fiamme delle candele, era come se ci fosse qualcuno al piano. Questa musica la conoscevo.
Il pianoforte cessò di suonare e si accesero credo milioni di candele, così, all’improvviso e nello stesso istante l’uomo dagli occhialini tondi si ritrovò seduto davanti ad un organo che Fuggiva. E lui Fuggiva con quei tasti e con le canne e con le note. L’aria che veniva fuori dalle canne era talmente arrabbata che scatenò una tempesta all’interno della stanza. Le candele non si spegnevano. Distolsi lo sguardo dall’uomo e mi accorsi di ritrovarmi in una sala immensa, non riuscivo più a vedere la fine. Vedevo solo milioni, anzi miliardi di candele rosse, arancioni e gialle che tentavano illumanre lo spazio disposizione. Era come se lo spazio aumentasse man mano che le note venivano fuori dall’organo: come un Big Beng, l’aria che fuoriusciva dalle canne spingeva oltre lo spazio e man mano aumentavano le fiammelle.
Non so cosa successe dopo, ma ancora una volta mi ritrovai sulla panchina, davanti all’oceano, mentre una nave a vapore tagliava l’orizzonte da destra verso sinistra, sbuffando.
C’era del fumo che fuoriusciva dalla sua ciminiera: sembrava stesse scrivendo delle note su un pentagramma.
Sentivo ancora la musica che c’era nel corridoio e nella stanza prima che l’uomo si alzasse.
come un direttore d’orchestra dirige archi, ottoni, percussioni
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One Comment
…geniale!