C’è una domanda che lo indisponeva, qualunque fosse il suo umore.
“Come va?” – il suo volto si imbronciava. Chissà perché, ma odiava quella domanda.
Altre di quel tipo lo indisponevano, ma meno: come stai?, com’è andata?, cosa mi racconti?.
Come va? Non va. Non è una bella domanda. Ma perché?
A dire il vero c’erano delle volte che quella domanda gli piaceva, quelle volte cui sente di rispondere, onestamente, “Alla grande!”. Poche in fin dei conti: per quanto tempo o quante volte può onestamente andare “alla grande!” che meglio non può andare?
Allora probabilmente la sua indisposizione deriva da un risentimento nel non poter rispondere “alla grande!”. All’inizio trovava alternative neutre – va. Alla fine ha deciso di mangiarsi la risposta. Qualche volta è esploso in attacchi violenti.
Andrà, ma non gli piace doverne parlare.
“What’s up?”
Era solito comunicare attraverso sguardi e gesti ai quali non c’è mai bisogno di aggiungere nulla; difficile giocare a carte con lui, era detto sguardo magnetico. Spogliava gli avversari e ne leggeva intenti e ambizioni. Tutto sommato, cosciente dei suoi limiti emotivi giocava solo quando sapeva di essere immune a provocazioni. Facile provocarlo quando era lontano da quel “alla grande!” o per lo meno da una tranquillità simile ad un “alla grande!”.
Amava giocare col fuoco, anche lui come tanti. Gli fu consigliato di non avvicinarsi a quella fiamma. E’ fatto così, ci sono parole magiche che provocano reazioni scontate: mai fidarsi a un secco “fidati!”, fare sempre un “non farlo!”. E così fu.
Non se ne accorse neanche, all’inizio quel caldo era piacevole e sapeva non sarebbe mai potuto scoppiare un incendio. Fu troppo tardi quando si accorse che le fiamme lo avevano avvolto e non era più un bel torpore ma un incendio vero e proprio.
Non so se si sia salvato o meno, ma credo che ami ancora giocare col fuoco: certe cose non possono cambiare.
