La Gatta fra i Comignoli alla Fermata dell’Autobus

Salta sui tetti rossi, la gatta. Ancheggia sorniona e si sdraia fra i camini.
Legge i suoi appunti scritti da nessuna parte, si prende una pausa dalla vita. La guarda scorrere, la immagina. Li guarda tutti dall’alto perché la gatta, lei, può arrivarci fra i caminetti rossi che forse ciminiere vere non sono.

I suoi occhi al buio funzionano vene, osservano tutto come sempre, qualunque cosa. Anche al buio. La gatta al buio si muove meglio degli altri e la differenza la fanno i suoi occhi. Nell’oscurità la gatta ancheggia come sempre, non lo fa solo perché sa di essere ammirata. La gatta si osserva anche se non può guardarsi, ancheggia al buio.

Si è presa una pausa dalla vita, scrive appunti da nessuna parte, li rilegge, li riscrive. I suoi occhi funzionano da filtro, come la luna per la luce. Tutto ciò che passa attraverso i suoi occhi viene filtrato, pulito, sporcato, rivisto, rivissuto, rivisitato, riscritto.

E la gatta dipende molto dalla luna; dalla luce bianca della luna. La luna nuova è periodo di pausa, periodo fiorente, di attesa. Sa che c’è lì da qualche parte quella musa ispiratrice, e la attende sdraiata fra i camini. La luna nuova non si fa vedere, è buia ma pian piano cresce e prima o poi diventa piena. Sarebbe bello non diventasse mai piena, la luna calante è malinconica e la gatta non la regge. Neanche il posto fra i camini la salvaguarda dal calare della luna, opprimente e tenebroso.

La gatta si sdraia fra i comignoli, si prende una pausa e aspetta che la luna cresca. Osserva il mondo da lassù, lei che può, frai camini. Filtra le storie che tutti i giorni attraversano le strisce pedonali e gli sguardi che si riflettono sui vetri degli autobus quando le porte si chiudono, ogni fermata, in attesa di riaprirsi alla seguente. Sempre che qualcuno pigi il pulsante rosso.

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