La Doccia degli Elefanti

Nuvoloni neri, grandi e grossi nuvoloni neri neri neri. Più di quel che potessi immaginare. Erano passati di qui da tempo, avevano solo superato questi edifici senza farsi vedere. Oppure avevano girato attorno.

Qualcosa a cui nessuno potrebbe pensare. Nessuno. Qualcuno parla, nessuno sa quel che dice. Nuvoloni neri più grandi della Signora delle Nubi.

Nulla a che vedere con fortuiti incontri. Nuvole risalenti a prima che questi edifici in pietra che si affacciassero su questo lago. L’oceano che bagna il molo è vecchio quasi quanto quelle nubi.

Sono le nubi del mondo di cui mi parlano tutti i giorni, vapori che non hanno nulla a che vedere con queste lettere. Storie raccontate da chi non sa parlare senza saper cosa dice, storie che attanagliano le viscere. Allora quei vapori si addensano attorno al motore purpureo e alimentano la macchina della pioggia, che deve trattenersi nonostante il grigiore che appanna le vetrate scarlatte.

Qualcosa a cui nessuno potrebbe pensare. Storie. Storie che arrivano da un mondo dove c’è chi si mette d’accordo per definirti schizofrenico senza sapere che c’è un mondo dove la schizofrenia è prerequisito di sovranità. Quel mondo dove la schizofrenia fa del male alle persone che ti circondano, quel mondo dove ti vedono diverso e ti incolpano. Forse giustamente. Non è quello il mondo dove si può guarire, se guarire si può. Si tratta di riconoscere e imparare a convivere, rimanendo tristi suppongo. Rimanere in quel mondo, convivendo con idee e personaggi che nessun’altro conosce senza stupirsi se l’unico punto di incontro fra i due universi è la chiusura quasi ermetica delle palpebre o lo sguardo perso oltre le corde di un pianoforte, corde come sbarre di una cella; oppure abbandonarsi a quest’altro mondo, il mondo, dove nessuno o quasi del mondo fin ora esplorato può venirti a cercare, dove le corde sono quelle di un pianoforte a coda aperto e sono delle molle, dei propulsori, e non delle sbarre.
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Bisogna saper riconoscere i due mondi per riuscire a viverli entrambi. Lo “schizofrenico” non farà male ma scatenerà un sorriso beffardo. E forse eviterà il male alle persone vicine.

Oppure accontentarsi di descrivere il lago e l’oceano e il caffè e i profumi e le lettere e le luci e le emozioni di questo lungolago oceanico, accompagnarla in una visita esclusiva. Ancora non accontentarsi ma essere felici di portarne solo una in questa visita esclusiva. Magari più visite, ma scegliere chi portare fin nella bottega del brividivendolo, evitando le nubi ma facendo conoscere i colori del cielo che rimbocca le coperte al sole mentre gli elefanti fanno il bagno con orsi e tartarughe nelle acque caldo-gelide del lagoceanico.

D’altronde qui il bicchiere d’acqua è gratuito, col caffè o col succo. I dolcetti anche. Ognuno ha il suo bagno. Si può esser soli o far festa, senza far del male a nessuno.

Qualcosa di cui nessuno sa, che non è un recente incontro fortuito ma una conoscenza ventennale, una semina che ha portato frutti. Maltrattati. Nubi tempestose scatenatrici di fulmini, saette e una miriade di rumori violenti. Nubi che sarebbe bello mai arrivare a conoscere, che sarebbe bello non esistessero, nubi che nessuno conosce ma che si crede di raccontare erroneamente, inopportunamente, dannosamente. Solo nel silenzio è possibile ascoltare questi rumori, solo con le palpebre chiuse è possibile vedere queste saette.

Qualcuno ha deciso, mettendosi d’accordo. Schizofrenia, una sua compagna. Si tratta solo di un convenzione. In quel mondo tutto si basa su accordi, compromessi e convenzioni.

Lasciate perdere, non raccontatelo a nessuno, tenetelo per voi. Non dite a nessuno cosa avete letto, chiudete gli occhi e guardate.

C’è una finestra per chiunque. E se ne avete bisogno, come sapete, c’è un bagno per ciascuno.

Qualcosa di cui nessuno potrebbe parlare e farebbe meglio a tacere. Qualcosa che non tocca te e te e te e te e te. No. Tocca chiunque.

Nel frattempo la bottega del brividivendolo aspetta, il falegname martella, gli elefanti fanno la doccia agli orsi, le tartarughe sguazzano e il cielo rimbocca le coperte di nuvole colorate al sole mentre le nubi nere girano a largo.

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