Lei lo diceva: “è tutto inutile”. E quando lo diceva accompagnava le sue parole con un gesto del braccio e con una scossa del capo.
Lo diceva in una lingua un po’ diversa. Lo dice ancora. E mica ha torto, è tutto inutile.
Se c’è un buffet non si guarda in faccia a nessuno, come quando oltreoceano regalano magliette: che ci sia scritto abbasso gli etero, viva la carta riciclata, viva le lattine verdi e le bottiglie tricolori, non ha importanza. Non ha alcuna importanza.
Inutile.
Tanto lavoro per starsene zitti, ad ascoltare, a fare pessime figure.
Inutili, tante parole.
Come dici?
Inutile.
Però mentre mi parlava c’era Pocahontas lì invondo, seduta.
Cosa faceva?
Parlava.
Con chi?
Da sola.
Parlava da sola?
Certo. C’era qualcuno che voleva ascoltarla, e voleva anche che gli facesse dei disegni. Questo tizio voleva ascoltare tanta gente, faceva il simpatico. Facile fare il simpatico in quei casi.
Ma che dici?
Ti dico che è così! Era lì e parlava da sola.
E tu?
E io stavo a sentire quell’altro, anche se dovevo parlare io. Lui doveva ascoltare, invece si sono invertiti i ruoi.
E poi?
Beh, sono andato via. Non era molto contento, io neanche, ma me lo sono fatto bastare. E poi mentre lui parlava c’era Pocahontas là infondo.
E poi c’era una cascata e come delle onde che scendevano già per la cascata, non era una discesa lineare e uniforme come per tutte le cascate. Era una cascata che produceva onde. Mica male. Però non ho mai saputo dove si trova questa cascata: la vedi per caso, sai dove trovarla ma è difficile.
Hai bisogno di una guida.
Affatto. Non ce ne sono.
Avrei bisogno di un caffè, piuttosto.
“Arriva!!”
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