una splendida armonica ancestrale

- Mi racconti una storia?
- Ancora? Sempre la stessa storia, eh?
- Questa è una scusa…
- Come una scusa?
- Ti andava di raccontare una storia, no? Ti andava di scrivere qualcosa, giusto? Bene, eccoti la scusa…
- Ma… !

Lei se la rise.

- Un attimo, perché lei?
Come perché lei? Sto raccontando io quindi decido io, non ti pare?

- Per niente!
Prova a impedirmelo!

- Lo sto facendo!
Ma guarda!

- Allora?
Allora che?

- Perché lei? Lei chi?
Lei.. che ti frega? Non è questo il punto!

- Invece si!
Invece no! Chiunque ti chieda la storia, se ti va di raccontarla la racconti…!

- Invece no! No perché non ho una storia da raccontare, se l’avessi la racconterei e basta.
Come, non ne hai una? Chi ti crede?

- No, non ce l’ho!
Non prendermi in giro!

- Non lo so. Sono tante, quante ne potrei raccontare?
Quante ne vuoi raccontare?

- Beh, sono tante…
Lo vedi?

- Sono tante, ma.. sono storie.

C’era un flauto, lo senti? Un flauto; e una chitarra. Ti sfido a capire già da adesso che storia sto narrando, non è difficile. Prima la chitarra, poi il flauto.. ma il flauto, lo segui? Lui racconta, la chitarra disegna le scene, il flauto racconta la storia. La chitarra disegna il selciato, i sassi; il flauto racconta di chi la solca. Poi ci sono delle percussioni a sciogliere il tempo. L’armonica crea lacrime, sorrisi e magoni; la fisarmonica provvede al sole, alla pioggia, al vento, neve e colori. Niente di più semplice.

Qui ci manca la fisarmonica, non la sento!

Non è importante adesso. L’hai sentita, la ascolti, la riascolti. Decine e decine di volte. L’hai già sentita questa storia eppure non la ricordi. Ti basta poco, ti basta riascoltare questa chitarra, proprio questa qua, e aspettare un po’ per il flauto, e ti accorgerai che questa storia la conosci già. E non è una storia, sono tante storie.

Raccontamene una!

Non saprei scegliere, mi piacerebbe raccontarti quella di queste che non è stata ancora raccontata.

Come?

Sono già state raccontate. E raccontate ancora. E queste sono le più belle. Queste le conosco, quelle altre le ho smarrite.

Quindi non me la racconterai questa storia?

Girava spesso di notte. Aveva un’armonica, una splendida vecchia armonica. Nessuna armonica suonava come la sua armonica e non l’avrebbe scambiata per nessuna cosa al mondo. Quasi. Aveva una sorella più piccola. La vita non era facile per loro e faticavano a trovar del pane, ma ogni giorno riusciva a portare a casa qualcosa da metter sotto i denti. Non avevan mai conosciuto una mamma e un papà. Non avevano nessuno. Quante ne hai sentite di storie così? Tante tantissime. Nelle altre c’era quell’armonica? No, non c’era. E questa storia non te la sto raccontando io, ma il flauto. Lo vedi il fiume? E’ lì che scorre: ci passa un battello, un battello bello grande, e ci sono tutti sopra. Chi parla, chi suona, chi dorme, chi amoreggia. Già, vengono tutti dalla stessa storia. L’hai già ascoltata, la conosci. Ti ho dato perfino troppi indizi, e dato che mi piace così, dato che non mi va, dato che così non mi piace poi così tanto… fais de beaux reves.

Prova a scorgere chi c’è su quella barca, li conosci. Il fiume scorre, li porta via; ed è fin troppo facile.

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