Caschetto nero, occhi nocciola. Era primo pomeriggio, pance un po’ gonfie e appisolo in corso.
Tutto si muoveva lentamente, come se si fosse in un enorme acquario; come se l’aria fosse fatta di gelatina. Ci si poteva spostare aiutandosi con le braccia. Invece no. Era solo primo pomeriggio.
A quest’ora solo Ciccillo connette un po’ più di tutti: deve preparare caffè, amari, digestivi e affini.
Arrivò in vespa. Parcheggiò educatamente sul lungomare e si intrufolo nella viuzza per entrare nel Café.
Aveva un vestito rosso spento, quasi arancione, con dei fiorellini bianchi, gialli verdi e blu. E aveva una giacca leggera. Bianca. Aveva delle ballerine arancioni ai piedi.
Mai vista da queste parti. Si approssimò al bancone e chiese un succo all’Ace. “Subito, signorina!” – esclamo Ciccillo con garbo, sorpresa e ironia, abbozzando un sorriseto monolaterale.
Folenaire appisolato sul davanzale non si accorse di nulla. O quasi. La ragazza prese il suo succo, prese uno dei quadratini di cioccolata fondente nel vassoio accanto allo zucchero, lo mise in bocca e si avvicinò al tavolo di Folenaire. Lui continuò imperterrito a non far nulla. Aveva le palpebre sbarrate? Guardava fuori?
Lei si sedette con garbo, si affacciò per adocchiare e farsi vedere da Folenaire, ma lui fu impassibile. La ragazza tirò fuori dalla borsa una matita e un quadernino, lo aprì ad una pagina già scritta, rilesse qualche parola mentre a tratti sollevava lo sguardo su Folenaire e facendo sciogliere in bocca la cioccolata. Girò pagina, era vuota. Cominciò a scrivere mentre sorseggiava il suo succo all’Ace.
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