Il Pozzo di Storie

C’è bisogno di un rifugio.
C’è sempre bisogno di un rifugio.

Succede tante volte di sentirsi ovunque fuori posto, e allora più che mai c’è bisogno di un rifugio; bisogna fare in modo di non rimanerne mai senza. Un rigugio qualsiasi: un luogo, un libro, un film, un gattino, un albero, una foto, un’abitudine, un vizio, una persona.

Un foglio.

Una sedia a dondolo e un camino. Una moto e il vento che ti accarezza mentre vai incontro alla strada.

Una sedia a dondolo e un camino e un buco nero di storie. Una massa enorme di storie nella quale collassi. Parole che ti pervadono e ti gonfiano come un palloncino fino a farti scoppiare ma non a ucciderti. Rimani parte di quella massa di storie.

Un pozzo di storie: le si raccoglie col secchio. Carrucola, corda e secchio: splaf!, e tiri su un bel secchio di parole. Le svuoti a tuo piacimento: puoi metterle in bottiglia, versarle in una damigiana, nei bicchieri. Puoi rovesciarle su un foglio, su un lenzuolo. O berle tutte d’un sorso.

Se le rovesci sul lenzuolo vengon fuori le storie della buonanotte. Tante storie della buonanotte: per bambini e per bambini cresciuti. Appaiono orchi, draghi e carezze e coccole.

Bisogna conoscerli questi posti. Ce n’è uno vicino una grande quecia. Una quecia immensa più vecchia del trisnonno del mio trisnonno. E’ vecchia vecchia vecchia. Ha la sua età insomma. Nasconde un pozzo di storie. E’ lì che le sue radici attingono parole ed è per questo che è vissuta così tanto. Quella quecia conosce così tante storie, ma così tante.. ma così tante che non basterebbe una biblioteca grande quanto quel buco nero a contenerle.

Questa quercia è possibile vederla dal terrazzo del Brividivendolo. Non è difficile scorgerla; e si vede anche la strada per raggiungerla. Basta seguire lo sguardo del Leone dopo le ventitré. Quando il carro sarà in salita, Arturo vi condurrà alla Quercia. Di giorno non è difficile raggiungerla, ma…

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