Ad Amélie Piace

C’era una ragazzina molto simpatica che qualche volta è passata di qua. Si chiamava Amélie. Un giorno un certo Jean Pierre ne raccontò la storia. Sembrava la conoscesse bene. Era una ragazza FAVOLOSA!

Lo è, insomma!

Questo Jean Pierre un giorno venne qui a raccontare la sua storia, e fra le cose disse:
“Ad Amelie piace voltarsi indietro al cinema nel buio, solo per guardare le facce di tutti gli altri spettatori; ad Amelie piace cogliere quei particolari che nessuno noterà mai, come quella piccolissima mosca sullo sfondo della proiezione del film; Amelie ha un gusto particolare per i piccoli piaceri, come tuffare la mano in un sacco di legumi al mercato o rompere la crosta della creme brulè con la punta del cucchiaino o ancora far rimbalzare i sassi sul canale Saint-Martin.”

Ogni volta che ha raccontato di Amélie, s’è sempre seduto al pianoforte. Mentre raccontava dei suoi piccoli piaceri, piano, soave, soffice, suonava una musica dolce, leggera. Volava con le sue parole. Suonava note che rimbalzavano con i sassi sul canale Saint Martin, affondavano fra i legumi sfiorando le dita delle mani di Amélie, arrivavano fin in fondo a sacco e tornavan su, lungo le sue braccia e svolazzare per le strade di Parigi. Eppure sembrava non suonasse lui, ma ogni volta che raccontava quella storia ecco che la musica si faceva largo fra le tazze di questo locale.

Una volta mentre Jean Pierre raccontava la storia di Amélie al Rubazucchero, si udì ancora quella musica. C’era Folenaire al piano, strano: era sempre quella musica là. E quella volta c’era una tizia sulla sedia a dondolo. Lo guardava suonare. E solo quella volta si avvicinò a lui, che suonava, e non si scostò. Solo quella volta. Solo quella volta suonò con gente nel locale. Come fosse solo. Solo quella volta.

A Folenaire paice spegnere i mozziconi di sigaretta ancora accesi lasciati per strada.

A Ciccillo piace fare il caffé, riempire il filtro di caffe, e masticarne i chicchi e la polvere (di caffé).

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