Che Sbadato!

Si tratta solo di un po’ di sangue nella sangria, non fa male. Guidare una moto con un po’ di sangue nella sangria invece fa male Può essere pericoloso.

E Folenaire di cose pericolose ne ha sempre fatte. Può essere ben più pericoloso guardare nell’azzurro del cielo terso di giorno degli occhi di una ragazza. Devi stare attento. Puoi non aver mai toccato del vino in vita tua ma potrebbe essere Cupido ad ubriacarti invece che Bacco. Qualcuno ti fa andar su di giri, stanne certo.

Ogni tanto, dicevo un tempo, qui al Ciccillo, Ciccillo lo passa dell’alcool. Qui c’è sempre gente cauta, rassicurabile e affidabile: un po’ di vino, un po’ di sangria. Dolci. Più buoni dell’amara birra. Poi, se volete, basta chiedere.

Questa sera sangria per tutti e un po’ di blues nelle orecchie. Un disco scelto dal Folenaire, come sempre. Amante del blues carnale, passionale, indiscreto e penetrante; alternato a quello soffice, cauto, tangente e premuroso. Sempre Blues. Blues, sì.
Sono periodi, come per la chioma lucente da cappello di paglia. Sono periodi, perchè infondo due specchi verde acqua con sfondo castagna e un’anima da carezze e da cantautore sarebbe meglio che gelidi prismi azzurri e riccoli dorati.

O quasi. Diffidate dei cantautori. Anzi, diffidate degli amanti dei cantautori. Andateci cauti coi cantatori. Attenti. Usate le pinze, rischierete meno. Oppure fate come Folenaire, è lì a giocare con i cantautori, come sempre, senza premura, senza sicura, senza pinze, senza protezioni e precauzioni. Un camino, una sedia a dondolo, ma stasera del blues. E’ questa la sua precauzione: del blues.

Guance paffute, cielo terso. Prismi gelidi, arpeggi frequenti. Ma specchi, rispecchi, cauti. E raccontare, barattare storie, protezioni, precauzioni dimenticate, sbadato. Attento! Un sottofondo che è un sottofondo da sottofondo, e del sangue.

del sangue rosso sangue nella sangria rosso sangue. anzi no, rosso vino.

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