Cristallo Sottile un Foglio di Carta Velina

“L’hai vista anche tu?” disse Folenaire, rivolgendosi al Rubazucchero.
“Certo.”
“Chissà come ci è finita qui.”

Erano soli, Ciccillo era dietro il bancone. E’ entrata una ragazza, ha chiesto un caffè. Poi è uscita fuori accendendosi una sigaretta.

“Ha degli occhi stupendi. La tradiscono. O forse è lei a tradire loro. Si concia a questa maniera, crede di sembrare o essere più forte così. Si nasconde dietro quel banchetto a distribuir volantini, eppure i suoi occhi… i suoi occhi sono tristi.
Verdi e fragili come una membrana di cristallo di boemia spessa quanto un foglio di carta velina. Nascondono qualcosa.
Ci mette la matita quansi per creare una barriera, eppure quelle pozzanghere verdi sono estremamente fragili e tristi. Basterebbe un soffio per frantumare quei cristalli: i pezzi finirebbero negli occhi, e da lì nell’anima. Brucerebbe.”

Folenaire lo guardò. Cera nei suoi occhi, rossa su un lago d’un piccolissimo strato di ghiaccio. La cera scioglieva lo strato e sotto acqua e fiamme coesistevano.


“Folenaire..”
“dimmi”
“L’ho vista. Si è affacciata alla tua finestra. Ero rimasto solo, non ha fatto caso a me. Era lì, era da un pezzo che spiava da lì. E’ entrata da lì, dalla tua finestra. Ha visto i tuoi appunti sulla scrivania, ha cercato qualcosa. S’è fermata a leggere.”
“Quando è successo?”
“E’ successo. La vedo spesso.”
“E come fai a ricordarlo?”

Folenaire conosceva la storia del Rubazucchero, lui non riesce ad usare la sua memoria, se non tenere a mente il sorriso della ragazza che aveva visto alla fermata dell’autobus, tempo e tempo fa.

“… il suo sorriso. L’ho vista sorridere. Lo ricordo, ricordo i suoi occhi e il suo sorriso. Li ricordo. Margot. Ha preso in mano dei fogli, ha letto, ha sorriso. Era un sorriso triste. Lo ricordo.”
Margot? Cosa c’entra Margot?”
“Ricordi quella sera che eri al pianoforte? Quella sera lì, li vidi quella sera lì. Margot! Erano i suoi. Era il suo sorriso.”

Folenaire lo guardò quasi esterrefatto; il cuore gli arrivò in gola. I suoi occhi erano lucidi, come un sacco trasparente, conentente l’acqua eterna e pura di un intero torrente di montagna. Una fonte.

“Perchè non viene più qui, non le piace più il thè di Ciccillo?”
“Lo sai che non è possibile.”
“Lo so, non c’è thè come questo. E allora? Non le piace più questo posto?”
“Non lo so Folenaire. Ho visto i suoi occhi di sfuggita, quando se n’è accorta è scappata via. Quasi avesse paura.”

Folenaire prese il suo thè, e si poggiò al davanzale della sua finestra. Ancora rotta.

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One Comment

  1. kirti

    !! :)

    Posted March 9th, 2008 at 18:25 | Permalink

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