Rosa Rossa

E’ notte e Folenaire torna adesso. E’ uscito con la bici oggi. Ha detto di essersi fatto un giro in città: aveva una cena con amici, s’è portato dietro la chitarra. Poi è tornato.

Stasera non c’era nessuno. O quasi. Si è avvicinato al caminetto, e ha poggiato una rosa rossa sul tavolino, davanti la sedia a dondolo. Poi si è seduto. Ha lasciato anche un bigliettino.

Voleva un bicchiere d’acqua frizzante, un bel bicchiere d’acqua frizzante.

E’ tornato su in terrazza. Passa le sue notti lì ormai. La sua finestra è ancora rotta. E’ salito su con una lanterna, un foglio e una penna.

E’ bella la rosa. Una rosa rossa. Lì, davanti a nessuno. Non so dove l’abbia trovata, dove l’abbia presa… a quest’ora della notte, una rosa. Rossa, bella, come fosse bagnata, una gocciolina di rugiada, al mattino. Una rosa rossa per chi magari non la vedrà mai e non saprà di aver ricevuto una rosa rossa, che più rossa, più fresca, più pura e più sincera non se n’è mai viste e mai se ne vedrà.

Ha portato una rosa per una sedia a dondolo.

E la cosa più strana sapete qual’è? Quando Folenaire è salito su, con la lanterna, il Rubazucchero ha preso il guanto che trovò qui, proprio qui, in questo punto dov’è ora la rosa, e l’ha poggiato sullo stelo, infondo, come se il guanto reggesse la rosa. Un filo invisibile fra chi lasciò quel guanto, e Folenaire che ha lasciato la rosa.

Come il Rubazucchero sapesse che la rosa è proprio per chi ha lasciato quel guanto, non ci è dato saperlo.

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