Occhioni Verdi

Oggi è andata via la luce. Così, di punto in bianco. puff! va via la luce. I lumini si sono spenti.

Per fortuna ci sono sempr delle candele: ci ha pensato Folenaire ad accenderle. Gli piace. Gli piace accendere i fiammiferi per dar fuoco agli stoppini delle candele. A volte rimane imbambolato a vedere la cera sciogliersi, e ci gioca, con le dita. Come i bimbi. I bambini hanno la passione per lo spegnere le candele, pensateci. Folenaire ama la cera che si scioglie. E’ un rito, sembra quasi sacra.

Sapete, qui c’è un tizio. Un vecchissimo amico di Ciccillo, mooooolto vecchio. Lui lo chiama Zio Mimì, non so perchè. Non sono parenti, credo. Dove si sono incontrati è un’altra storia. Zio Mimì è un personaggio molto molto molto particolare. Non riesce a ricordare e a ragionare su cose che non siano avvenute più di trenta anni fa. Non riesce a ragionare su cosa è successo stamattina, cinque minuti fa, ieri, due mesi fa, l’anno scorso, cinque anni fa, dieci anni fa.

No. Zio Mimì racconta; racconta soltanto di cose che sono accadute più di trenta anni fa. Ha tante storie da raccontare. Racconta racconta racconta. Oppure sta zitto, risponde per monosillabi. Sa cosa vuole, sa chiedere, è cordiale. Ma non ci ragiona su. E’ molto attento a quello che succede. La sua memoria registra, insacca, e poi fra trent’anni tirerà fuori tutto quello che accade in qualche storia.

Dicono che non abbiam mai pronunciato parola fino a poco più di venti anni. Ha cominciato a parlare piano, come un bimbo. A trent’anni dicono si ricordasse di cosa gli dicevano le maestre a scuola. E’ sempre stato una frana, non ricordava nulla. Vuoto assoluto. Lo credevano autistico. Semplicemente aveva una memoria lenta, però, a quanto pare, duratura e capiente. A quaranta sono venute fuori storie sulle prime ragazze, cose dell’altro mondo! Come facesse a comunicare con loro non lo sa nessuno! E nessuno gli fa notare questa sua particolarità. Chissà se se ne accorgerebbe. A cinquanta ci raccontava di viaggi e navi e barche. Cose dell’altro mondo! Conosce tante di quelle storie.

E così questa sera. Va via la luce, e lui, una volta accese le candele, parte.
“Mi ricordo di quella volta che eravamo da un mio amico, si chiamava Wilem. C’erano altri amici e delle ragazze. Ce n’era una, si chiamava Gretha. Ogni volta che pronunciavo quel nome, sulla t, mi cascava tutto. Ci mettevo un oceano fra la “t” e la “a”. Lei sorrideva. Aveva due occhioni verdi ed era bionda. Biondissima. Ero in Francia, ma loro erano olandesi. Saranno passati.. quanti? 40 anni? Non parlavo molto all’epoca, ero un tipo di poche parole. Eravamo a casa di Wilem, eravamo circa una decina, stavamo organizzando una specie di sommossa all’università. La chiamvano occupazione. Ricordo che erano tutti arrabbiati con il governo. Storie di lavoratori e salari, cose che sapete insomma. Io non ricordo se non quegli occhioni verdi. La conoscevo da un po’ Gretha, ma non ci parlavamo molto. Spesso incontravo il suo sguardo, e ci rimanevo secco. Ma non ebbi mai il coraggio di dirle qualcosa. La sorpresi qualche volta a fissarmi, così. Ma non ci feci caso più di tanto. Quella sera eravamo a casa di Wilem, dicevo. Eravamo lì con una mappa, e Greg ci stava spiegando qualcosa. Eravamo in cerchio e c’era Greg fra noi ma io riuscivo a vederla. Sorrideva, piano, leggermente. Sapeva. Quella sera qualcuno volle, che proprio lì, in quell’istante, le si girasse verso di me, un istante, io feci la stessa cosa. Non sapevo. Non sapevo cosa sarebbe successo. Quell’istante lì cadde un fulmine sulla casa, pioveva. Andò via la luce. Un istante, mi feci indietro e la portai via. Mi seguì, se ne accorse. Accesero delle candele, ci cercarono. Ci cercarono per un’ora ma non ci trovarono. Eravamo in cantina, conscevo bene casa di Wilem. Eravamo in cantina, mi ero portato dietro la coperta che avevo con me. Rimanemmo in cantina per tre giorni. C’era un divano e una dispensa. Tre giorni e tre notti. Nessuno ci trovò. Ciò che successe durante quei tre giorni e quelle tre notti nessuno l’ha mai saputo e nessuno lo saprà mai. Eh eh. Quelli sì che erano bei tempi. I fulmini e la casa isolata, per giorni, per colpa di un fulmine!”

Dopo il racconto Folenaire rimase a guardare Zio Mimì, imbambolato, gli sembrò di averli conosciuti quegli occhioni verdi. E così si scottò con la cera. Ci inzuppò dentro l’indice come un biscotto nel thè.

Eccolo. Va appunto a prepararsi un thè. Sta pensando a qualcosa; non sa nascondere, Folenaire.

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