La Fermata dell’Autobus

Folenaire è tornato un po’ triste. Ha detto che si trovava lontano, ha dovuto prendere l’autobus. Non aveva il biglietto e aveva solo la sua monetina. Non voleva darla. Ha dovuto. Prima di darla via ci ha giocato un altro po’. E’ tornato che era pensieroso, si è diretto subito sui suoi appunti dopo avermi raccontato la storia della monetina. Si è messo a scrivere, di getto. E’ tornato, un bicchiere d’acqua, ha chiesto un thè, si è messo lì e ha scritto. Sta ancora scrivendo.

E’ tornato anche il Rubazucchero oggi. S’è preso la sua bustina e oggi gliene ho fatta trovare una nuova. Si è fermato un po’ a parlare.
Una sera era in autobus, era solo, tornava a casa. L’autobus si ferma ad una fermata, lui si gira e dai vetri vede una ragazza. Una ragazza che lo guarda e gli sorride. Le porte si aprono, lui la guarda, lei lo guarda. Sorride. Rimane imbambolato. Le porte si chiudono e l’autobus corre vie. Prima che realizzasse il tutto l’autobus era troppo lontano. Prima che si accorgesse che si era innamorato di quel sorriso, eran passate tre fermate. Scese dell’autobus, corse a quella fermata ma non la trovò più. Decise che non avrebbe più memorizzato nulla oltre quella sera. Nulla. Non voleva dimenticare il sorriso di quella ragazza e decise, per non minare quel cassetto della sua memoria, di non ricordare nient’altro. Da allora ha impresso nella testa quel sorriso, da allora ogni sera alla stessa ora aspetta a quella fermata che passi l’autobus successivo a quello sul quale era lui. Ogni sera, da allora. Non l’ha mai più rivista.

Quando guarda dalla finestra, so cosa vede.

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