Quel Non So Che

“le fissazioni, le curiosita’, le abitudini..”

Pieni zeppi. Ne siamo pieni zeppi. C’è a chi piace notarle e a chi no. C’è chi osserva e chi no. C’è chi capisce al volo e chi no, chi ha bisogno di più tempo. L’esperienza.Vizi. Piccoli vizi. Fanno tanto. Estrapolano l’individuo dal gregge.

Quel prendere la monetina in mano, lanciarla per aria, così, ogni volta che può. Folenaire. Lo fa sempre. Ascoltare tutto. Ogni minimo suono, ogni rumore particolare e poi non sentirci. Non sentire la gente che lo chiama. Quella presenza assente. Quell’immaginare le persone mentre cammina, guardarle, guardare i loro occhi, i loro volti, i loro modi, i loro capelli. Il camminare. L’immaginarle altrove. Presenza volatile. Folenaire è così. Quel suo essere sordo, quel suo avere lo sguardo perso, quel suo sognare ad occhi aperti. Non te ne accorgi quando non lo conosci. Ti sembrerà un po’ pazzo, invece no. Quel modo di analizzare le parole, una per una. Perchè ogni tanto sono messe per caso, e ce ne si accorge, ogni tanto no. E un “amico” detto o non detto lo nota chi scrive e lo nota chi legge, chi lo dice e chi lo ascolta. Una parola in pià cambia il senso, osservare. Quel modo di osservare i piccoli particolari, quel modo di analizzare. Di farti notare le cose più strane. Lo porta fuori dal gruppo. Quel modo di rispondere vago, di risponderti come se ti prendesse per il culo, ma la risposta è lì. Devi cercarla. Ne dicono ermetico. Ma no. Basta pensare come pensa lui ed è facile. E’ un modo di comunicare. Quel modo di rivolgersi scorbutico ogni tanto e di fare quelle facce. E prova a pensare cosa sta pensando quando fa quelle facce.

Certo, curiosità. E’ curioso il modo di versare il caffè o il thè in tazze e tazzine. Quell’immaginarsi già la curva del liquido che cade, guidarlo con gli occhi. Il non pestare le linee e le diagonali quando si cammina. Ci sono linee dappertutto! Sono i bordi dei mattino, o le diagonali di un quadrato immaginario formato dai vertici delle porte o dagli alberi per strada o da qualunque cosa possa formare un vertice. Non sono in molti a vederli. Ma non è l’unico Ciccillo. Lui lo fa anche quando serve e lo fa anche Folenaire. Chi le linee chi le diagonali. Mai pestare le linee fra una mattonella e l’altra. MAI! Attenti. Potreste attivare la trappola. Cercate di far andare il piede nella mattonella o camminate sulle punte. Oppure prendete sempre le linee.. scegliete voi. Ciccillo prende le linee, Folenaire no. Tanti rettangoli, diagonali che vanno da un vertice all’altro e quindi 4 triangoli per ogni rettangolo. Mettere il piede nel triangolo e cercare di non pestare le diagonali.
E’ una fissa. Punto. Non è pazzia. Follia. Naaaa! Immaginazione. Non avete mai provato? Non ne potrete più fare a meno.

Quel modo di non fare domande di Ciccillo. Quel non so che. Quel modo di sapere già le cose guardando. Non ha bisogno di far domande, conosce la risposta. Oppure non fa domande delle quali non conosce risposta. Bhò? Come stanno veramente le cose? Quando fa le domande la risposta già la conosce. Si dice gnorri. Fa finta di nulla. Tollera. Quel nonsocché. Accarezzarsi la barba sul mento e pensare. O accarezzarsela sulla guancia e pensare. O strappar via i fuori quota, quelli che dan fastidio.

Piccole cose. Mordersi il labbro. Ancora. Posizionar la testa a una certa maniera per leggere. Ti colpisce, ti prende. E’ quel non so che ti permette di estrapolare e di non riuscire a trovare altro.

C’è gente che di non so che non ne ha. Si, ce n’è. Diffidate. Amate il non so che.

Le piccole manie e le follie di menti contorte o tanto semplici da poter essere amate.

Post a Comment

Your email is never shared. Required fields are marked *

*
*